Archivi categoria: Aforismi

Patria e frontiere

Patria e frontiere – L’uomo ha bisogno d’una patria. Ma ha orrore delle frontiere. Dio solo gli offre una patria senza frontiere – la sintesi paradossale del radicamento e della libertà.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 33)

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Cosificazione della natura

Potere tecnico. – Abbiamo acquisito il dominio sulla natura a spese del dialogo interiore con la natura. Materialismo che consiste nel trasformare la materia, velo trasparente dell’invisibile, in materiale utilizzabile per ogni fine pratico, ma opaco a riguardo dell’anima. La natura «cosificata» obbedisce ai nostri ordini e non ci fa più confidenze: siamo serviti da uno schiavo sordomuto…

(Gustave Thibon, Le voile et le masque, Fayard, Paris 1985, p. 211; traduzione redazionale)

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Vita in dimenticanza

Non morire è una cosa. Vivere ne è un’altra. Entriamo in un’era nella quale l’uomo coltiva e moltiplica tutti i mezzi per non morire (medicina, confort, sicurezza, distrazioni) – tutto ciò che permette di dilatare o di puntellare l’esistenza nel tempo, ma non di vivere, dal momento che l’unica sorgente della vita vera sta al di là del tempo e contiene anche la morte nella sua unità. Vediamo spuntare l’ala dubbia e bastarda d’una civiltà in cui la preoccupazione sterilizzante di sfuggire alla morte porterà gli uomini a dimenticare la vita.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 76)

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Fondamento divino della morale

Fondamento divino della morale. Non è un uomo chi non ha praticato quelle dure virtù – continenza, economia, perseveranza nello sforzo, ecc. – che consistono nel subordinare il piacere al dovere, il presente all’avvenire, e che assolvono, nell’ordine della psiche, il ruolo degli investimenti nel campo dell’economia politica. Ma non è altro che un uomo chi non sa rinunciare a queste virtù di investimento per ritrovare, di fronte a Dio, la spensieratezza degli uccelli del cielo e dei fiori del campo. Resta il fatto che occorre cominciare dal costruire in noi l’uomo: il possesso di sé è la prima condizione dell’offerta di se stessi. Ed senza dubbio in questo senso che la morale trova la propria giustificazione sovrannaturale.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 124; traduzione redazionale)

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Ai «convertiti»

Ai «convertiti». – Non ci si libera da un eccesso passando nell’eccesso contrario. Due errori opposti e successivi non si annullano, si sommano.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 193)

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Tradizione e assimilazione

Tradizione e assimilazione. – Il passato, integrato dal presente e filtrato alla luce dell’eterno. Mobilità delle acque, ma fedeltà alla fonte da cui discendono e al mare verso cui si dirigono…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 101; traduzione redazionale)

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Eternità o caducità della bellezza

davantiallospecchioA una bella donna. – Tremate davanti al vostro specchio: questa bellezza di cui vi riflette l’immagine non è un vostro bene (nel senso di proprietà): è un dono immeritato della bellezza eterna e, per la vostra anima, un modello del quale dover imitare la grazia e l’armonia. Ma se, orgogliosa di questo dono, ve ne servite come di uno strumento di conquista sarete indegna d’averlo ricevuto. E questa bellezza che oggi rendete vostra complice sarà domani vostro giudice…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 131; traduzione redazionale)

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Le due debolezze

boromirLa Chiesa è così debole oggi di fronte agli uomini e agli stati… Come potremmo non prenderne le parti? Ma una cosa è il debole che muore la spada alla mano e gli occhi rivolti verso il cielo, altra cosa è il debole che vive d’indugi, di concessioni, di diplomazia rancida e caduca.

(Gustave Thibon, Parodies et mirages ou la décadence d’un monde chrétien. Notes inédites (1935-1978), Éditions du Rocher, Monaco 2011, p. 144; traduzione redazionale)

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La doppiezza del vizio

cateneDefinizione del vizio: un peccato commesso senza piacere. Occorrerebbe estendere questa formula e distinguere due specie di vizi: i peccati commessi senza piacere e le virtù praticate senza amore.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1985, p. 38; traduzione redazionale)

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Inferno

uomo-fangoInferno  – Questa assemblea di creature di fango, ma di fango indurito al fuoco eterno, e in cui lo statuario divino non può più fare il minimo ritocco. E questo comincia già quaggiù. Guardate quest’uomo «arrivato», questo dominatore e tutti questi peccatori orgogliosi del loro peccato: il loro fango è inflessibile sotto il dito di Dio: può essere spezzato, ma non può essere modellato. Non sognare d’astrarti completamente dal fango, uomo uscito dal limo. Ma che il tuo fango resti malleabile!

(Gistave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 81)

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