Archivi categoria: Aforismi

Semper fidelis

Realismo, buon senso di Marta davanti a Lazzaro nella tomba: jam foetet. – Risposta della follia divina: Surge Lazare. È anche vero che al medesimo grido lanciato da altri Cristo non risuscita le morti fisiche – e poco più vale per le morti spirituali. Fa niente: la resurrezione di Lazzaro è il segno sensibile della fecondità invisibile della follia e tutti i Lazzaro chiamati al di fuori delle loro tombe con fede e amore a sufficienza sono promessi a una resurrezione misteriosa. Ed è normale che questa resurrezione sia incontrollabile. Dove sarebbe infatti la follia eroica dell’appello se la risposta fosse automatica o semplicemente frequente? La fedeltà nel fallimento è il segno della preghiera soprannaturale: è il silenzio di Dio che divinizza il grido dell’uomo.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Librairie Arthème Fayard, 1974, pp. 85-86; traduzione redazionale)

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Tra sogno e realtà

La bellezza, la purezza, la profondità si trovano al di là dell’esistenza. Donde quell’impressione di irrealtà che sperimentiamo nelle esperienze supreme e la parentela, che arriva a esprimersi nel vocabolario familiare, tra il sogno e l’ideale. Il sentimento di «realtà» quaggiù sulla terra è legato alla pesantezza e alla permanenza. Quando palpitano le ali dell’anima una parte di noi sfugge al reale. Il reale è il peso del vascello e l’ancora – punto di attracco e di riferimento – che lo collega al porto; il sogno è il vento che soffia nelle vele.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Librairie Arthème Fayard, 1974, p. 129; traduzione redazionale)

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Progredire. Ma verso dove?

Da posse quantum volunt (Seneca). L’uomo protetto ieri dalla sua impotenza, l’uomo esposto oggi dalla sua potenza al rischio supremo. «Non si arresta il progresso». E se l’ascesa verso gli astri coincidesse con la discesa agl’inferi?

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 102; traduzione redazionale)

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Patria e frontiere

Patria e frontiere – L’uomo ha bisogno d’una patria. Ma ha orrore delle frontiere. Dio solo gli offre una patria senza frontiere – la sintesi paradossale del radicamento e della libertà.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 33)

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Cosificazione della natura

Potere tecnico. – Abbiamo acquisito il dominio sulla natura a spese del dialogo interiore con la natura. Materialismo che consiste nel trasformare la materia, velo trasparente dell’invisibile, in materiale utilizzabile per ogni fine pratico, ma opaco a riguardo dell’anima. La natura «cosificata» obbedisce ai nostri ordini e non ci fa più confidenze: siamo serviti da uno schiavo sordomuto…

(Gustave Thibon, Le voile et le masque, Fayard, Paris 1985, p. 211; traduzione redazionale)

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Vita in dimenticanza

Non morire è una cosa. Vivere ne è un’altra. Entriamo in un’era nella quale l’uomo coltiva e moltiplica tutti i mezzi per non morire (medicina, confort, sicurezza, distrazioni) – tutto ciò che permette di dilatare o di puntellare l’esistenza nel tempo, ma non di vivere, dal momento che l’unica sorgente della vita vera sta al di là del tempo e contiene anche la morte nella sua unità. Vediamo spuntare l’ala dubbia e bastarda d’una civiltà in cui la preoccupazione sterilizzante di sfuggire alla morte porterà gli uomini a dimenticare la vita.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 76)

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Fondamento divino della morale

Fondamento divino della morale. Non è un uomo chi non ha praticato quelle dure virtù – continenza, economia, perseveranza nello sforzo, ecc. – che consistono nel subordinare il piacere al dovere, il presente all’avvenire, e che assolvono, nell’ordine della psiche, il ruolo degli investimenti nel campo dell’economia politica. Ma non è altro che un uomo chi non sa rinunciare a queste virtù di investimento per ritrovare, di fronte a Dio, la spensieratezza degli uccelli del cielo e dei fiori del campo. Resta il fatto che occorre cominciare dal costruire in noi l’uomo: il possesso di sé è la prima condizione dell’offerta di se stessi. Ed senza dubbio in questo senso che la morale trova la propria giustificazione sovrannaturale.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 124; traduzione redazionale)

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Ai «convertiti»

Ai «convertiti». – Non ci si libera da un eccesso passando nell’eccesso contrario. Due errori opposti e successivi non si annullano, si sommano.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 193)

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Tradizione e assimilazione

Tradizione e assimilazione. – Il passato, integrato dal presente e filtrato alla luce dell’eterno. Mobilità delle acque, ma fedeltà alla fonte da cui discendono e al mare verso cui si dirigono…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 101; traduzione redazionale)

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Eternità o caducità della bellezza

davantiallospecchioA una bella donna. – Tremate davanti al vostro specchio: questa bellezza di cui vi riflette l’immagine non è un vostro bene (nel senso di proprietà): è un dono immeritato della bellezza eterna e, per la vostra anima, un modello del quale dover imitare la grazia e l’armonia. Ma se, orgogliosa di questo dono, ve ne servite come di uno strumento di conquista sarete indegna d’averlo ricevuto. E questa bellezza che oggi rendete vostra complice sarà domani vostro giudice…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 131; traduzione redazionale)

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