Archivi del mese: settembre 2014

La verità orgogliosa non può dare niente

adultera1Più una verità è profonda, necessaria e redentrice, più essa deve perdere, espandendosi, la sufficienza e la indiscrezione dell’ebbrezza conquistatrice. La verità orgogliosa non può dare niente. I doni supremi devono essere offerti con mani supplichevoli.
Sii umile come un mendicante, tu che porti Dio agli uomini. E quando il tuo Dio è accettato, non dimenticare mai che sei tu che ricevi.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 93)

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La tentazione dello scudo

simoneweilFeriti nel nostro niente (le peggiori ferite sono quelle che scoprono il vuoto interiore), siamo facilmente tentati di fare della verità cattolica, che conosciamo così bene e viviamo cosi male, uno scudo contro ogni rimprovero e ogni esempio venuto da fuori. E poi ci attacchiamo a quella misura di protezione molto personale che ci garantisce un buon sonno nella mediocrità: la lusinghiera etichetta di “fedelta alla Chiesa”. «Quando diciamo: noialtri cattolici — scrive Gabriel Marcel — gia non siamo più cattolici». E monsignor Journet ci ricorda opportunamente che la frontiera della Chiesa invisibile passa dentro ciascuno dei nostri cuori. Poiché apparteniamo alla Chiesa visibile, lavoriamo per purificare la nostra fede e il nostro amore, in modo da far coincidere in noi le due frontiere, piuttosto che condannare gli altri in nome della nostra appartenenza nominale all’organismo sacro che tradiamo con il nostro orgoglio.

(Gustave Thibon, Le mie impressioni su Simone Weil, in J-M. Perrin, G. Thibon, Simone Weil come l’abbiamo conosciuta, tr. it., Ancora, Milano 2000, pp. 168-169)

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Sincerità e lucidità

le-pain-de-chaque-jourSincerità e lucidità — «Ti amo» dice quell’uomo a quella donna. «Sarà sincero?», si domanda lei, ingenuamente. Anche se è sincero, il vero problema sta nel sapere se vede chiaro in sé stesso. Poiché si può esser sinceri senza essere veridici: sinceri con gli altri e bugiardi con sé stessi. L’anima popolata di miraggi crede ai miraggi. La sincerità ha valore soltanto se unita ad una profonda conoscenza di sé stessi. Che cosa mi importa che tu non sia bugiardo, se non sei anche privo di illusioni? La promesse più fallaci, i giuramenti più insensati vengono pronunciati quasi sempre con sincerità. In tutti i campi, la bugia cosciente e calcolata è forse meno nociva, quaggiù, della sincerità incosciente. Un Talleyrand rappresenta un tipo umano più sano e meno malefico di un Rousseau.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 141)

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Romanticismo divino

cristo-e-la-adultera-a.-turchiROMANTICISMO DIVINO — Dio può fare delle follie. Lui solo è capace di sane stravaganze. Poiché le sue follie non vivono come quelle degli uomini alle spese di un ordine anteriore che esse sconvolgono; esse hanno un ordine e una pienezza proprie, esse sono autosufficienti; invece di essere parassite dell’ordine e della misura, esse incoronano l’ordine e la misura.
Questi perdoni del Cristo alla donna adultera o al buon ladrone, da quale abisso partono, da quale eccesso di potenza e di purezza! Ma questi fantocci letterari che tentano di tutto comprendere e di tutto scusare quaggiù, dal livello del fango e della debolezza — questi perdoni più vili e più malsani delle colpe!
La clemenza che si diffonde dal Vangelo non contraddice la giustizia. Per un’anima nobile il perdono di Dio è la sanzione più profonda che esista, la sola sanzione che raggiunga il consentimento segreto al peccato, che separi veramente l’uomo dal suo peccato. Il perdono divino genera nell’anima della donna adultera e del buon ladrone una coscienza ultrasensibile del dovere violato e un allontanamento assoluto dal male. Quando Iddio, per un eccesso d’amore, ferisce la giustizia in suo favore, l’anima cristiana reagisce con un eccesso di giustizia verso se stessa. La clemenza di Dio le rende la sua colpa assolutamente estranea e impossibile il ritorno a questa colpa.
Quanto all’anima volgare (penso a certi commenti del Vangelo ispirati dall’ottimismo e dalla «generosità» democratiche!) lo spettacolo di questa clemenza finisce col familiarizzarla con il male; essa confonde clemenza ed incoraggiamento!

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, trad. it., AVE, Roma 1947, p. 79)

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Incarnazione dell’amore

cequedieuauniL’amore cristiano è un amore spirituale, ma incarnato. Si piega sulla carne e sui sensi, non per opprimerli, ma per impregnarli, fino in fondo, della propria purezza.

(Gustave Thibon, Quel che Dio ha unito. Saggio sull’amore, Società Editrice Siciliana, Mazara del Vallo [Trapani] 1947, p. 30)

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Contrazione e dissoluzione

auxailesdelalettreOggi gli uomini sono allo stesso tempo tesi e rilassati. Contrazione dei nervi e dissoluzione dei costumi.

(Gustave Thibon, Aux ailes de la lettre… Pensées inédites (1932-1982), Éditions du Rocher, Monaco 2006, p. 310)

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La violenza al servizio della libertà

forza-e-violenzadi Gustave Thibon

(da Forza e violenza, Volpe, Roma 1973, pp. 119-154)

Desidero affrontare il tema dei rapporti tra la violenza e la libertà. Mi terrò, al solito, giacché non sono un metafisico, sul terreno psicologico e concreto; non presenterò alcuna soluzione prefabbricata (non esistono), perché se, in questo campo, la dottrina è una ed immobile, i suoi punti di applicazione sono molteplici e mutevoli. Ora il solo modo di contribuire all’elaborazione di una soluzione equa consiste anzitutto nel lumeggiare correttamente i complessi e ambigui dati del problema. Continua a leggere

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L’urto di rimbalzo del male

le-pain-de-chaque-jourIl peccato è azione, il dolore è passione. Il peccato è generato interamente dal nostro intimo (altro del resto non creiamo), mentre il dolore ci colpisce dall’esterno. Il dolore è l’urto di rimbalzo del male che proiettiamo nel mondo. Due locuzioni popolari esprimono, in modo perfetto, la natura attiva del peccato e quella passiva della sofferenza. Se diciamo di qualcuno: ne ha fatte, alludiamo sempre a cattive azioni, ma se diciamo: ne ha viste, allora si tratta, senza equivoci, di sofferenze, di patimenti.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 50)

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Rivolta

gbRivolta. — Etimologia della parola: rivoltare: voltarsi. Identica etimologia di conversione. Ma ci si rivolta contro, mentre ci si converte a. La rivolta è rottura; la conversione, adesione. Il diavolo si è rivoltato contro Dio, il santo ritorna a Dio. Questa opposizione implica tuttavia una affinità: il ribelle ed il santo sono esseri capaci di voltarsi. Ed ogni conversione si accompagna ad una rivolta: la rivolta contro il nulla e le apparenze.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 160)

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Dall’irreparabile all’inalterabile

voilemasqueL’amore abortisce finché s’ignora che occorre passare per l’irreparabile per accedere all’inalterabile. Tutto si ricostruisce in alto quando tutto si sfascia in basso.

(Gustave Thibon, Le voile et le masque, Fayard, Paris 1985, p. 18)

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