Archivi del mese: novembre 2014

Salvataggio

Gesù_salva_PietroSALVATAGGIO — Mi senti parlare con durezza, con ironia, di una cosa buona in sé, dell’amicizia, per esempio, o delle donne, o della chiesa… Credi forse che io voglia deprezzare queste cose? Al contrario: la mia durezza verso di loro non è che un tentativo per salvarle. Quando vediamo l’essere amato sul punto di annegare, non esitiamo a conficcargli le unghie nella carne pur di strapparlo ai gorghi!

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 19)

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Pietà e durezza

thibonPIETÀ E DUREZZA — Nulla è più grande e fecondo della durezza, purché scaturisca da una pietà dominata, purificata, resa eterna. Non è indifferente essere dunque come Dio o come una pietra.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, pp. 18-19)

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Il dovuto e il dono

ritornoalrealeIL DOVUTO E IL DONO. — Il giorno del suo quarto compleanno una bimba mi confida, piena di speranza: “Papà mi ha promesso che, se sarò buona, l’anno prossimo avrò cinque anni”. — Un’anima infantile avvolge ogni avvenimento nell’imprevisto: vede una grazia persino nel meccanico scorrere del tempo. L’anima senile e inaridita fa il contrario; meccanizza l’imprevisto, e, quando la grazia prorompe, quando il caso fiorisce attorno a lei, non vede in ciò altro che banale e vuota scadenza. Incassa i doni di Dio come cedole di rendita…

(Gustave Thibon, Ritorno al reale, Effedieffe, Milano 1998, p. 303)

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Segrete aspirazioni…

nietzsche-thibon«Nietzsche è un nemico di Dio, un apologeta della forza brutale, ecc.», mi afferma quel tal degno critico che riprende, uno dopo l’altro, tutti gli slogans anti-Nietzsche. E dato che io gli contrappongo qualche testo che prova esattamente il contrario, mi risponde trionfante: «Ma rilegga tutta l’opera, e vedrà quanto i testi “empi” siano superiori agli altri sia per numero che per estensione». Questo modo di giudicare un filosofo a peso – od a riga – rivela una mancanza di sottigliezza che mi sconcerta, come se alcune frasi – che dico? una reticenza, una concessione, un sot­tinteso – non fossero spesso mille volte più rivelatrici del pensiero segreto di un uomo che non una lunga esposizione coerente e dogmatica! Per quanto mi riguarda, do sempre una estrema importanza alla più piccola frase con cui un autore sembra contraddire l’insieme della sua opera: e così ch’egli si svela o, piuttosto, si tradisce; è così che lascia intravedere a sua insaputa le proprie intime aspirazioni, contro le quali il pensiero organizzato ed incasellato in spunto dottrinario non è spesso che una reazione difensiva. I pochi versi in cui Lucrezio esprime la sua angoscia reli­giosa mi dicono di più sulla sua anima che non la sua spiegazione materialistica della natura delle cose. Un solo pensiero di La Rochefoucauld: «Se esiste un amore puro e libero dal compromesso con le altre nostre passioni, è proprio quello che è nascosto in fondo al cuore e che noi stessi ignoriamo», ci fa scorgere, sotto la maschera del pessi­mismo, il vero volto dell’autore delle «Massime». Ed il più tenue filo di tenerezza o di pieta nell’opera di Nietzsche zampilla da una sorgente ben più profonda della metafisica dell’egoismo e della guerra che domina in lungo ed in largo ne «La Volonté de Puissance»: si intravede un lembo di carne che sanguina sotto la corazza insensibile della dot­trina! Cosi pure, lo sguardo furtivo dato, durante una banale conversazione, alla donna che si ama senza volerselo confessare, rivela un affetto più vivo di tutte le tenere parole mormorate per abitudine alla moglie stagionatella che non si ama più ma che, davanti al mondo e davanti a noi stessi, non si ha il diritto di non amare più».

(G. Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 206-207)

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Lacerazione

crux-et-luxLacerazione. — Profondità di questa parola di cui ci serviamo correntemente per designare la sofferenza. Che cos’è che si lacera in noi quando soffriamo? La nostra sensibilità, il nostro orgoglio, il nostro amore avvinghiato alle cose finite, in una parola tutti i limiti che ci velano l’infinito della nostra origine e l’infinito della nostra fine. Lacerandosi, queste apparenze mettono a nudo la realtà. Ed è per questo che la lacerazione è nel contempo dolore e rivelazione: crux et lux.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 33)

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La riconoscenza è prima di tutto uno stupore

fiumeNon vediamo il bene che Iddio ci fa, perché Iddio non cessa mai di farci del bene. Niente, quanto un bene continuo, colpisce meno la coscienza. Non si è riconoscenti all’acqua di scorrere senza posa, né al sole di levarsi ogni mattino. Se Iddio non si occupasse di noi che di tanto in tanto, noi penseremmo di più alla Sua bontà. La riconoscenza è prima di tutto uno stupore.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 32)

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Fonte dell’utopia

cielonuvoleFonte dell’utopia — Cerchi in alto le tue ragioni di vivere e di agire. Guardati dal confondere le nuvole col cielo. Il cielo vero è non soltanto più puro, ma anche più solido della terra. Firmamentum.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 89)

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Natura e grazia

jacob1NATURA E GRAZIA — È facile cadere al di sotto di noi stessi. Ma non si può cadere al di sotto di Dio.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 32)

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Intimità e promiscuità

Definizione della promiscuità: l’intimità senza l’amore.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 21)

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Preghiera

gthPreghiera. — Vorrei che il mio pensiero fosse sempre sufficientemente rigido per non indurre mai i giusti in ten­tazione, e sufficientemente duttile per non far mai propendere i peccatori verso la disperazione. Ai puri, non presen­tare un Dio meno esigente; agli impuri, non rendere Dio più inaccessibile.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 21)

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