Archivi del mese: luglio 2014

Non si sfugge a Dio

amoreadueAMORE UMANO — Non si sfugge a Dio. Gli amanti non sono mai soli. Se Iddio non è in loro per unirli, è fra loro per separarli. Io non amo soltanto te. Ma ti amo in ogni cosa e amo ogni cosa in te. Non sei l’essere che usurpa e vela per me il mondo, sei il legame che mi unisce ai mondo.
L’amore integrale esclude l’amore esclusivo: t’amo troppo per amare soltanto te.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 53)

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Il vampiro anemico

equilibre-et-harmoniedi Gustave Thibon

L’evoluzione del linguaggio comune è gravida di insegnamenti preziosi. Noto che l’espressione frode fiscale, che designa il delitto attraverso il quale il cittadino cerca di sottrarsi alle grinfie del fisco, sempre più viene sostituita dal termine evasione fiscale.

Che cosa vuol dire? Frodare è mancare a un dovere, significa abusare della fiducia o dell’incompetenza di qualcuno.

Evadere è l’atto del prigioniero che abbandona clandestinamente il proprio luogo di detenzione.

Questo significa che i rapporti tra il contribuente e il fisco tendono a rassomigliare a quelli di un detenuto col proprio carceriere. Abbiamo la franchezza di confessarlo: quale uomo, di fronte all’ingordigia del fisco, non si sente in stato di legittima difesa? E non solamente per riguardo del proprio interesse personale, ma a causa della disonestà stessa del sistema. Continua a leggere

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L’età della rivolta

jacob1Il nostro tempo è l’età della rivolta. Il malato maledice il dolore, il proletario la società, il mondo punito bestemmia o sopprime Iddio. Che ha fatto l’uomo della sana, della nobile rassegnazione, del bacio sincero al destino che spezza? La tua sofferenza è qui per fare di te un testimone, un martire, e tu non vuoi essere che una vittima! La tua rivolta cerca per colpa di chi tu soffri: che la tua pietà cerchi piuttosto in nome di chi soffrire! La sofferenza dell’eroe testimonia, quella dell’essere vile accusa…

Il mondo (nel senso evangelico della parola) vorrebbe peccare senza soffrire. È questo il vecchio sogno della rivolta umana, che concretizza oggi il bisogno individuale di «vivere la propria vita» o il mito sociale della «città futura». Il Cristianesimo ci invita a soffrire senza peccare, ed è la follia della Croce.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, pp. 63-64)

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Verità e menzogna dell’amore

uomomascheradidioL’amore è sempre uno scambio. Ma è puro od impuro, profondo o superficiale, a seconda che questo scambio sia di tipo organico o di tipo commerciale, a seconda che si appoggi sull’essere o sull’avere, su beni interiori o su beni esteriori. I rapporti tra gli amici o gli amanti possono somigliare alle relazioni dei mercanti: ci si scambia piaceri, servizi (e persino beni spirituali – come l’intelligenza o la tenerezza – nella misura in cui questi beni sono vissuti sul piano dell’avere) come ci si scambia delle mercanzie, La legge dell’offerta e della domanda gioca allora in tutto il suo rigore: il più ricco si dà importanza e fa il difficile, il più povero si umilia e supplica; quando lo scambio cessa di essere giovevole all’una od all’altra delle parti, si può sempre troncare ogni relazione e riprendere la propria libertà. Ma l’amore può anche essere paragonato all’unione tra due organi: essi vivono l’uno per l’altro e si sacrificano l’uno all’altro fino alla morte compresa; i loro scambi si confondono con la loro esistenza, ed essi non possono separarsi senza perire. È questo l’amore che il Cristo ci chiede quando ci dice: «Amerai il prossimo tuo come te stesso».
Il che significa: l’incorporerai al tuo stesso essere; diventerà il tuo sangue, la tua vita e la tua anima; nei vostri scambi non resterà più niente d’esteriore. Io t’amo: il che vuol dire, non che ti possiedo, o che tu mi dai questo in cambio di quello, ma che io sono te e che tu sei me.
L’amore di tipo commerciale si avvicina stranamente all’amore di tipo guerriero o «conquistatore», quale lo presenta la sterminata letteratura che studia il comportamento del seduttore o della fraschetta. Il commercio e la guerra hanno d’altronde profonde affinità. Il commercio è una specie di guerra latente e codificata, la guerra è lo scatenamento esplosivo dello spirito di guadagno che presiede al commercio; ma, nei due casi, i vantaggi ottenuti – con lo scambio o con la violenza – restano esteriori e non vanno mai al di là del dominio dell’avere.
Se l’amore è un commercio, io non sono né venditore né acquirente, e se l’amore è una guerra, rifiuto a priori il combattimento. Le vittorie esteriori, come diceva Napoleone, non mi interessano.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 94-95)

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La rivoluzione sessuale

La rivoluzione sessualedi Gustave Thibon

(25 novembre 1970)

Il filosofo tedesco-americano Marcuse, grande maître à penser della gioventù contestatrice, ritiene che la rivoluzione sociale deve completarsi attraverso la rivoluzione sessuale, giacché le leggi e i pregiudizi che riguardano l’unione sessuale sono, a suo dire, alienanti per l’individuo quanto le strutture capitalistiche per le masse dei lavoratori.

Torno dall’estero, dove una giovane e incantevole giornalista mi ha appena interrogato su questo tema. La sua intervista gravitava attorno ai due punti che seguono: Continua a leggere

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L’amore e il figlio

cequedieuauniNon bisogna che il nostro amore abbia delle conseguenze – hanno mormorato nel segreto della loro anima questi due sposi, non bisogna che lasci tracce, bisogna che sia come non fosse. Ed effettivamente non è! Se un figlio ne risultasse ciò contraddirebbe questo nulla in cui la nostra «unione» si sente così a suo agio; sembrerebbe che noi ci siamo amati, che qualche cosa di reale è avvenuto fra noi. Come sopportare che una cosa così solida, così vera esca dal contatto delle nostre epidermidi e dei nostri sogni? E che dunque? Il vento che domani soffierà non porterebbe via tutto questo? I nostri baci diventerebbero carne e anima – da questa maschera che è il nostro amore, uscirebbe un volto?
L’attitudine delle coppie senza amore, che rifiutano il figlio, è perfettamente normale; questo figlio possibile, essi lo sentono non soltanto ingombrante, ma assurdo. Un amore che ha il nulla come essenza, rifiuta logicamente di avere l’essere come risultato.

(Gustave Thibon, Quel che Dio ha unito. Saggio sull’amore, Società Editrice Siciliana, Mazara del Vallo [Trapani] 1947, pp. 190-191)

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Rigore e tenerezza

Papa_Francesco_abbraccia_un_bambinoLa pietà verso il malato esige che non si abbia nessuna pietà per la malattia che lo uccide. Come si può amare l’ordine senza odiare il caos? Così la tenerezza conduce al rigore: si costruiscono bastioni per preservare la cattedrale e tutti i focolari raggruppati attorno ad essa.
Amare in verità, non è intenerirsi su se stessi attraverso gli altri, come il borghese che, secondo Bernanos, unisce «il cuore duro alle budella sensibili». È voler salvare e saper difendere ciò che si ama.

(Gustave Thibon, Préface à Hélène Maurras, Souvenirs des prisons de Charles Maurras, Édit. du Fuseau, 1965; trad. it. di Italo De Giorgi, Charles Maurras, «Certamen», n. 16, ottobre 2002-marzo 2003, pp. 124-125)

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Attesa dell’impossibile

ignoranceetoileeAmore: promessa tesa verso l’impossibile e, di conseguenza, mai compiuta: anche i più alti istanti di felicità sono ancora attesa e nostalgia, ogni pienezza scava un nuovo vuoto, la bevanda accresce la sete. — Il segno di un grande amore consiste non nel mantenere, ma nell’alimentare una promessa divina. Amiamo non nella misura in cui possediamo, ma nella misura in cui attendiamo.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 85)

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Vera e falsa liberazione

benedetto-xvi-con-madonna-di-lourdesStupefacente pagina di Balzac. — «La verginità, come tutte le cose prodigiose, possiede ricchezze sue particolari, grandezze esclusive. La vita, le cui energie sono state economizzate, ha assunto, nell’individuo vergine, qualità incalcolabili di resistenza e di durata. Il cervello si è arricchito nell’insieme delle sue facoltà tenute in serbo. Quando le persone caste hanno bisogno del loro corpo o della loro anima, quando ricorrono all’azione o al pensiero, trovano allora dell’acciaio nei loro muscoli o una scienza infusa nella loro intelligenza.
[…] Sotto questo aspetto, la vergine Maria, considerandola per un  momento solo come un simbolo, cancella con la sua grandezza tutti i modelli indù, egiziani o greci. La Verginità, madre della grandi cose, magna parens rerum, tiene nelle sue bianche mani la chiave dei mondi superiori. Insomma, questa grandiosa e terribile eccezione merita tutti gli onori che le sono attribuiti dalla Chiesa cattolica… ».

Oggi prospera il mito opposto: quello della liberazione per mezzo dell’attività sessuale… Sondare l’equivoco contenuto nella parola liberazione e i suoi rapporti negativi con la vera libertà… Questa ha bisogno di poggiare su delle riserve: forze troppo «liberate» s’annientano in funzione stessa della loro esplosione. Che resta d’un frammento di dinamite dopo l’impiego? La castità è implosiva. Ora, noi viviamo, in tutti gli ambiti, sotto il segno contrario: quello dell’esplosione, del movimento centrifugo, in tal modo che più l’uomo si libera dalle regole, dalle discipline e dai sacrifici imposti dalle morali e dalle religioni, tanto più si allontana dal suo centro — dove risiede l’origine della sua libertà. Al termine di questa evoluzione regressiva l’uomo, affrancatosi da ogni forma, avrà perso ogni sostanza… (C. XLVI. — 16.5.74)

(Gustave Thibon, Parodies et mirages ou la décadence d’un monde chrétien. Notes inédites (1935-1978), Éditions du Rocher, Monaco 2011, pp. 90-91)

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Paradosso dell’umiltà

gustave-thibon-il-etait-une-foi_01Paradosso dell’umiltà. – La coscienza della caduta cresce in funzione dell’altezza a cui si è ascesi. Più ci eleviamo, più sentiamo di essere caduti.

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 120)

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