Archivi del mese: dicembre 2014

L’eterna agonia di Cristo

guido-reni-la-strage-degli-innocentiDio è l’eterno fanciullo, l’uomo l’eterno infanticida. Il massacro degli innocenti si compie ogni giorno nel fondo delle nostre anime. Il Cristo non cessa mai di nascere e di morire: la sua eterna nascita è una eterna agonia.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 189)

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La lezione di Natale

nativitadi Gustave Thibon

(23 dicembre 1976)

Eccoci a festeggiare ancora una volta l’anniversario della nascita di Dio. Ritorniamo indietro di duemila anni, all’ora in cui il Cristo è apparso nel mondo. Questo avvenimento supremo – che non soltanto divide in due la storia (diciamo avanti e dopo Cristo) ma ci apre anche le porte dell’eternità – è passato quasi inosservato agli occhi dei contemporanei. È successo in una stalla, nel cuore dell’inverno, nell’ora più buia della notte, e non ha avuto per testimoni che degli umili animali e della povera gente. Se vi fossero stati dei giornali, non avrebbero fatto menzione di questa notizia. E che avrebbe pensato l’imperatore Augusto, dominatore del mondo e adorato come un Dio, se gli fosse stato predetto che questo gracile bimbo, oscuro rampollo di un popolo lontano e disprezzato, avrebbe ricevuto un giorno gli omaggi dell’universo e che la sua religione, dopo il naufragio dell’Impero, avrebbe salvato la lingua e il genio di Roma? Continua a leggere

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Il maleficio degli « ismi »

itinerairesdi Gustave Thibon

(1° febbraio 1974)

Io critico il socialismo. Prima reazione del mio uditore: «Il sociale dunque non conta per lei?» – Il progressismo? Mi accusano di essere nemico del progresso. – L’intellettualismo? Trovano che io tenga in poca considerazione la più alta delle facoltà umane: l’intelligenza. Risposta: la mia severità procede da un sentimento esattamente opposto. È perché sono sociale che attacco il «socialismo»; è perché amo il progresso che ripudio il progressismo; è per rispetto all’intelligenza che denuncio i giochi sterili dell’intellettualismo. Continua a leggere

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Passione ed amore

herz-jesu-feuerPassione ed amore. — La passione comincia con un mucchio di fumo negli occhi. E finisce con un po’ di cenere nel cuore. Illusione ed amarezza. L’amore è un’altra cosa: un fuoco che non fa fumo e non lascia ceneri.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 126).

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L’aria e il vento

ventoL’ARIA E IL VENTO. — Gli sforzi, i rischi e i dolori sono per la vita quello che il vento è per l’aria. La stupidità di un certo ideale di tranquillità e di previdenza consiste nel non comprendere come l’aria che ci versa la vita e il vento che ci scuote e ci ghiaccia sono una sola e medesima cosa. Per evitare la burrasca, si va incontro all’asfissia.

(Gustave Thibon, Ritorno al reale, Effedieffe, Milano 1998, p. 303)

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Mistica della carne

mistica-della-carneIn gioventù sovente amiamo carnalmente le cose spirituali (nelle devozioni sensibili per esempio), mentre più tardi amiamo spiritualmente le cose carnali. Esiste una mistica della carne: il corpo diviene il segno dell’anima; l’anima si fa visione e nutrimento. La contemplazione della bellezza diventa la congiunzione tra l’universo sensibile e quello invisibile. Poiché la bellezza sorge dalla coincidenza tra l’apparenza e l’essere.

(Gustave Thibon, Aux ailes de la lettre… Pensées inédites (1932-1982), Éditions du Rocher, Monaco 2006, p. 243)

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Evoluzione del fanatismo

auxailesdelalettreEvoluzione del fanatismo — A dispetto della sua ristrettezza e della sua cecità, il fanatismo dei secoli passati comprendeva in generale un elemento positivo: la solidità, la costanza delle convinzioni: si era, fino alla morte, l’uomo di un’idea, e occorreva una certa tempra di carattere. Oggi è davvero tutto cambiato: grazie ai progressi dei mezzi di comunicazione e di propaganda, siamo arrivati a fabbricare il fanatico superficiale, instabile e mutevole, nel quale si succedono senza difficoltà le convinzioni più opposte; così, a seconda delle circostanze e delle istruzioni dei « manipolatori della mente », abbiamo visto gli stessi uomini transitare più volte dal culto all’odio nei riguardi della medesima dottrina, per esempio dall’antimilitarismo più assoluto allo sciovinismo intransigente, ecc. — Abbiamo fatto la sintesi di due vizi contraddittori: l’opportunismo e il fanatismo; abbiamo realizzato questo capolavoro: il fanatismo della banderuola e del camaleonte. (C. XIV)

(Gustave Thibon, Aux ailes de la lettre… Pensées inédites (1932-1982), Éditions du Rocher, Monaco 2006, p. 284)

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Le pulsazioni dell’eterno

gthAccettare le ore come pulsazioni dell’eternita. I battiti si succedono e fuggono, ma il cuore resta immutabile.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 262)

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Bellezza e bontà

san-damiano-stevensonBellezza e bontà — Perché mai, messi di fronte ad una grande azione morale o a un sacrificio eroico — a queste vette del bene — non diciamo: ecco una buona azione, ma: è bello! A un certo livello, il linguaggio della morale sfocia spontaneamente in quello dell’estetica. Fare la carità al povero che passa, è bene; immolarsi come il Padre Damiano per i lebbrosi, è bello e sublime. Altrettante espressioni derivate dall’estetica. La parola «buona azione» evoca qualche cosa di utilitario, implica una certa mediocrità nel bene, o piuttosto una sorta di stasi, un ristagno del bene in sé stesso. L’atto eroico, al contrario, spinge il bene al di là dei suoi limiti; al di là dell’interesse personale che sacrifica o dell’interesse estraneo che serve, e possiede una profondità, un magnetismo puramente ideali. Continua a leggere

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Innalzare o degradare

sentiero« Mi si dice: non vorrei essere assorbito dalle cose tem­porali; rispondo che siamo noi a renderle temporali, per­ché tutto procede dalla Bontà suprema » (Santa Caterina da Siena). — E se non siamo capaci di accogliere il temporale come eterno, accoglieremo necessariamente l’eterno come temporale. Colui che non innalza la terra fino al cielo, degrada il cielo fino alla terra (devozioni puerili ed interes­sate, conformismo religioso ecc.).

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 262)

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