Archivi del mese: ottobre 2014

Desiderio e possesso

le-pain-de-chaque-jourDesiderio e possesso — I veri doni di Dio oltrepassano la nostra attesa. In realtà, non riceviamo mai ciò che attendiamo: ma di più o di meno. Nell’ordine delle cose superiori, riceviamo il desiderio con l’oggetto, la sete con l’acqua. L’essere amato, dandosi, crea il suo posto nel cuore che ha colmato. Prendiamo coscienza dell’abisso che portiamo in noi nella misura in cui siamo capaci di colmarlo.
I vincoli che mi uniscono a coloro che io amo sono talmente al di sopra (o al di sotto) di me stesso da non sembrar fatti della stessa trama della mia anima. L’amore ci getta al di là o al di qua di noi stessi: non è quasi alla stessa misura della nostra natura. Per questo, senza dubbio, Dio e gli uomini possono amarsi.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, pp. 13-14)

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Fides ultima

lascaladigiacobbeFides ultima — Io credevo in Dio. Ed ora non credo più che in Dio.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 30)

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Finis amoris

deserto_oceanoFinis amoris — I nostri amori terrestri devono finire come i corsi d’acqua. La questione è di sapere da che cosa saranno divorati. Dal deserto o dall’oceano? Dalla sabbia inerte della mediocrità che tutto inaridisce, o dagli abissi dell’amore divino che tutto glorifica? E che li attende? La morte o la trasfigurazione, il nulla o l’eternità?

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 25)

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Non possiamo essere che una preda

gthibonNon possiamo essere egoisti, non possiamo essere che una preda. L’avaro è divorato dall’oro, il libertino dalla donna, il santo da Dio. Il problema non sta nel concedersi o nel rifiutarsi, ma nel sapere a chi ci si dona.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 13)

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Trasmutare l’io in amore…

le-pain-de-chaque-jourDefinizione del sacrificio — Precipitarsi totalmente, senza calcolo né ricorso, in ciò che si ama. È la trasmutazione dell’io in amore…

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 23)

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La fiamma eterna dell’amore

cequedieuauniL’amore non è una scintilla effimera, nata dall’incontro di due desideri, è una fiamma eterna sprigionata dalla fusione di due destini.

(Gustave Thibon, Quel che Dio ha unito. Saggio sull’amore, Società Editrice Siciliana, Mazara del Vallo [Trapani] 1947, p. 165)

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Inesausta densità

gth_dmMotivo della nostra severità nei confronti del prossimo e della nostra indulgenza verso noi stessi: noi non ci identifichiamo mai con i nostri atti bassi o mediocri; sappiamo (o supponiamo) che c’è in noi una densità, una profondità, una sostanza che i nostri atti non esauriscono e che può sempre produrre atti migliori. Nel prossimo, invece, non percepiamo che gli atti, e, quando questi atti ci urtano o ci deludono, siamo istintivamente tentati di confonderli con la persona, di immaginarci per esempio che l’invidioso non è che invidia, il vizioso che vizio, il mediocre che mediocrità. Sappiamo che i nostri atti non sono che accidenti; degli atti del prossimo, facciamo volentieri sostanze.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 205-206)

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Amore e preghiera

vieadeuxSacrificarsi a una creatura, amarla malgrado la sua nullità, per la sua nullità; amarla d’un amore più forte e più puro del desiderio di felicità, non è possibile se l’amore umano si mescola e confonde con quello eterno. Non è bene divinizzare l’essere amato. Questa idolatria conduce, a breve scadenza, all’indifferenza o all’avver­sione. L’autentico amore nuziale accoglie l’essere amato non come un Dio ma come un dono divino in cui Dio è contenuto. Non lo confonde mai con Dio né lo scinde mai da Lui.
« Ella mirava al cielo ed io a lei », scrive Dante par­lando di Beatrice. Qui è il mistero supiemo dell’amore umano; assaporare la purezza divina negli sguardi, nel­l’anima, nell’offerta d’una creatura. « Sentir l’essere sacro fremere in quello amato », così Victor Hugo definisce superbamente il grande amore. A questa altezza l’essere amato è veramente insosti­tuibile; concesso da Dio e unico come Lui; un mistero insondabile e celato nel suo intimo. I veri sposi conser­vano perpetuamente un’anima di fidanzati; il possesso, in loro, accresce la verginità. Più sono l’uno dell’altro, più desiderano appartenersi l’un l’altro. Esiste un modo segreto di possedere le rose che, anziché spegnere il de­siderio (come accade per il piacere dei sensi), lo esalta e trasfigura. Chi berrà di quest’acqua avrà ancora sete… Come potrebbe inaridire l’amore di due sposi se son stati creati od uniti per offrirsi a Dio l’un l’altro? La vita a due sbocca e si fa infinita in una sola preghiera.

(Gustave Thibon, Vivere in due, Borla, Torino 1955, pp. 35-36)

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Amanti dell’impossibile

illusionfecondeAmanti dell’impossibile — L’utopista come il santo sono dei fidanzati dell’impossibile. Quel che li distingue è che essi credono, il primo, che le nozze avranno luogo nel tempo; il secondo, nell’eternità.

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 136)

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Educazione dell’amore

caravaggio-cristo-nel-getsemaniEducazione dell’amore. — Gli apostoli dormivano nel Getsemani mentre il maestro agonizzava. La loro delusione si sfumava in stupore, la disperazione si rifugiava nel sonno. Colui al quale si erano dati con tutto il loro ess­ere, senza distinguere nel loro attaccamento il puro dal­’impuro, il dono di sé ed il desiderio d’un regno temporale, non era più che un vinto che stava per morire. Presto Pietro lo rinnegherà — e poi piangerà per averlo rinnegato, ed un nuovo amore germinerà attraverso le rovine della sua fede sconvolta fino alle fondamenta. Questa metamorfosi era il solo scampo offerto alla sua anima, così debole, così impura ancora, ma affascinata per sempre dall’appello del Figlio di Dio. Non poteva ritornare indietro. « Signore, con chi andremmo? », aveva detto una volta per tutte. In quella miserabile pasta umana schiacciata dalla delusione, vegliava il lievito indimenticabile del primo amore, e la speranza macinata nel tempo avrebbe lievitato nell’eter­nità. È il supremo esempio dell’alternativa offerta a tutte le crisi dell’amore: restare allo stesso livello e mutare og­getto oppure restare attaccati allo stesso oggetto mutando di livello — correre sulla terra od elevarsi nel cielo.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, trad. it., SEI, Torino 1971, pp. 106-107)

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