Quante volte, figliolo?

Che ne sappiamo di chi vuol offendere Dio? Simone Weil definiva così il peccato mortale: «vedere il bene puro tale e quale e odiarlo come tale». Dio è pudore, rispetto, tenerezza. Ci perdonerà quel che non osiamo perdonare a noi stessi. Mi piace la storia di quell’assassino che, preso dai rimorsi, si va a confidare da un pastore protestante: «Ho ucciso», dice. Emozione, indignazione del pastore. Disorientato, va a confessarsi da un prete cattolico. «Padre, ho ucciso. – Quante volte, figliolo?» risponde con calma l’uomo di Dio. E così si è veramente convertito. Dio è insieme l’esigenza infinita (siate perfetti) e l’indulgenza infinita.

(Gustave Thibon, Au soir de ma vie. Mémoires recueillis et présentés par Danièle Masson, Plon, Paris 1993, pp. 192-193; traduzione redazionale)

Lascia un commento

Archiviato in Libri

Gustave Thibon: perle preziose di un filosofo contadino

di Andrea Bartelloni

(Corriere del sud, 13 dicembre 2019)

Gustave Thibon (1903-2001), filosofo e scrittore francese, dedica il volume Ritorno al reale: nuove diagnosi ai giovani studenti universitari pisani che hanno voluto l’edizione italiana del suo libro e all’editore Giovanni Volpe che lo ha pubblicato nel 1972. Tra quei giovani studenti ci sono alcuni maestri che hanno contribuito alla formazione e crescita di molti altri giovani studenti pisani e non solo e ricordiamo solo quelli scomparsi come i professori Marco Tangheroni e Giulio Soldani. Sono loro che, assieme ad altri, hanno convinto l’editore romano a pubblicare Thibon e a farlo conoscere e apprezzare. Prima di Ritorno al reale, l’editore Volpe aveva pubblicato Diagnosi, Saggio di fisiologia sociale (1970) che è stato per molti un “livre de chevet”, con la prefazione di Gabriel Marcel che, come molti, non era a conoscenza della ricca produzione di aforismi. Aforismi che vedono una nuova edizione con una nuova traduzione grazie a D’Ettoris Editori: Il tempo perduto, l’eternità ritrovata. Aforismi sapienziali per un ritorno al reale, 2019. Il volume riunisce L’échelle de Jacob (1942), L’ignorance étoilée (1974) e Le voile et le masque (1985), raccolte di aforismi che percorrono quarant’anni del pensiero del filosofo del Midì francese. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Dicono di lui, Interviste

Il filosofo contadino. Gustave Thibon, maestro di buon senso

di Antonio Giuliano

Raccolti in un volume gli aforismi del “filosofo contadino”: perle di fede e saggezza di un pensatore controcorrente oggi ancora poco considerato.

Chiamatelo pure “il filosofo contadino”. Viene ricordato proprio così, con un epiteto per nulla dispregiativo che anzi esprime tutta la nobiltà e l’originalità della sua prospettiva. Perché il francese Gustave Thibon ha fatto della concretezza della terra e della campagna non solo il suo habitat preferito ma anche il punto di partenza del suo pensiero, tanto vitale e controcorrente oggi, nell’era del politicamente corretto. Innamorato della quiete rurale, volutamente lontano dal modello dell’intellettuale politicamente impegnato, la sua fu un’esistenza poco “social”, per sua stessa ammissione: «La mia vita non ha nulla di esemplare e non amo le confidenze pubbliche». Si spiega così almeno in parte la marginalità a cui è stata condannata la sua figura, sulla quale grava anche una controversa difesa del maresciallo Petain che bastò ai suoi detrattori per infangarlo e assoldarlo tra le fila dei collaborazionisti di Vichy. Eppure pochi ancora sanno che Thibon fu amico intimo di Simone Weil, mistica transalpina di origini ebraiche che lo considerava «un francese come non se ne trovano più da tre secoli a questa parte». Fu proprio lui ad accoglierla nella sua fattoria quando durante la Seconda guerra mondiale la pensatrice discriminata decise di ritirarsi in campagna. E a Thibon deve la sua stessa notorietà visto che fu lui a far pubblicare dopo la morte della sua amica L’Ombra e la Grazia (1947), raccolta di pensieri che fece conoscere al mondo il nome di Simone Weil. Una fama invece negata all’erudito contadino, che gode ancora di scarsa considerazione. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Dicono di lui

Luce o maschera

Tutto si purifica passando attraverso Dio. Ma tutto si corrompe sotto l’etichetta divina che tanti «credenti» appiccicano alle loro passioni terrene. Dio, se non è la luce che trasfigura, diventa la maschera che traveste…

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 30; traduzione redazionale).

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi

Stare dalla parte dei poveri

di Gustave Thibon

Prevedo dei grandi equivoci, in particolare per quanto riguarda i problemi economici e sociali. Giovanni Paolo II, mi dice un amico di sinistra, ripeterà la frase-chiave di uno dei suoi discorsi in Brasile: «La Chiesa è dalla parte dei poveri»?

Rispondo che bisogna ignorare del tutto la storia del cristianesimo per trovare il minimo accento di novità in queste parole. Ascoltiamo pure il nostro Bossuet che riassume la tradizione evangelica nel suo famoso discorso sulla Eminente dignità dei poveri nella Chiesa: «Gesù Cristo non vorrebbe vedere nella sua Chiesa se non quelli che portano le sue insegne, non vorrebbe vedere che poveri, che bisognosi, che afflitti, che miserabili. Ma se in essa non ci saranno se non infelici, chi li soccorrerà? Cosa diverranno i poveri, nei quali Cristo patisce, e dei quali egli prova tutti i bisogni? Venite dunque, o ricchi, nella Chiesa di Dio: la porta vi è aperta, ma vi è aperta in favore dei poveri e a condizione di servirli. È per amore dei figli che Cristo permette l’entrata a questi stranieri». E ancora: «Dio dà assegnamenti ai bisognosi sul superfluo degli opulenti». Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Articoli

Rigenerescenza sociale

Rigenerescenza sociale — Questione di clima o questione di anime? — Due metodi di rigenerazione sociale: uno mira a cambiare prima di tutto le anime (l’apostolato cristiano per esempio); esso si ispira alla convinzione che ogni profondo miglioramento sociale è impossibile al di fuori di una trasformazione positiva degli individui, senza una crescita della vita morale (su questo punto ci sarebbe molto da dire sui benefici — innegabili — ma anche sulle inconseguenze dell’individualismo cristiano). — L’altro metodo tende anzitutto a cambiare le istituzioni. Non «moralizza: il suo obiettivo centrale non è la conversione degli individui, ma la sostituzione di un regime, di un’atmosfera, di un clima a un altro. — In sintesi: o solo gli individui divenuti migliori contribuiranno a un buon clima, oppure solo un buon clima permetterà agli individui di migliorarsi. Questi due punti di vista esprimono la speranza motrice di ciascuno dei due metodi. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi

Basta Cristo per restare cristiani

Letto, sulla Nation de Lausanne, un mirabile articolo di André Manuel sulla Cité catholique (il movimento di Jean Ousset). — Questo «cattolicesimo di destra» (al quale appartengo per certe scelte ogni giorno sempre più imprecisate) mi irrita sempre più, mentre il «cattolicesimo di sinistra» continua a disgustarmi senza riserve. Prurito o nausea — grazie a Dio mi basta Cristo per restare cristiano! Infatti il cattolicesimo di destra e il cattolicesimo di sinistra hanno questo in comune: l’incomprensione dell’abisso che separa il creato dall’increato, l’oblio della trascendenza di Dio e del carattere irriducibile della vita sovrannaturale. L’uno e l’altro degradano e prostituiscono il mistero, l’uno e l’altro sono dei naturalismi nel senso che identificano o, perlomeno, accompagnano il sovrannaturale a esigenze molto umane: a destra virtù morali, disciplina, leggi della città; a sinistra visioni avveniristiche, utopia, la sete del paradiso sulla terra. I primi credono al peccato originale, ma mettono troppo facilmente in conto a Dio i rimedi umani e sociali a questa ferita: il loro Dio rassomiglia troppo a un re, a un giudice, a un gendarme… I secondi credono nell’uomo e il loro Dio non è che il portavoce dei loro sogni, il capofila sul cammino del paradiso terrestre. Ma, sia che regni con la frusta della disciplina o con l’esca di una promessa mai mantenuta, un tale Dio resta un Dio umano e il suo regno è proprio di questo mondo. — Concediamo soltanto che il primo di questi fantasmi divini è più propizio alla salute terrena dell’uomo e all’armonia sociale…

(Gustave Thibon, Aux ailes de la lettre… Pensées inédites (1932-1982), Éditions du Rocher, Monaco 2006, pp. 102-103; traduzione redazionale)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi

L’ideale e l’azione

L’ideale e l’azione – Penso alle illusioni dei fidanzati, dei giovani preti, dei giovani professori, ecc. L’esperienza della vita disperderà senza dubbio tutto ciò, tuttavia queste illusioni resteranno egualmente feconde come punto di partenza. Bisogna procedere dall’assoluto nel pensiero per realizzare il relativo nell’azione. Colui che, dal principio, credesse soltanto al relativo, giungerebbe praticamente al nulla. Il dislivello tra l’ideale e l’azione essendo un fatto ineluttabile, occorre che l’ideale sia molto elevato. Senza dimenticare, anche in questo caso, le leggi della gravità e della traiettoria. L’ideale compie la funzione di alzo: coloro che hanno maneggiato armi da fuoco sanno che per colpire lontano sulla terra, bisogna mirare alto verso il cielo.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 28)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi

Preghiera

Preghiera. Che la mia fede cristiana e tutti i valori divini non divengano mai il travestimento della mia miseria! Che la denudino anziché dissimularla! Che mai io mi ricavi una maschera dalla luce! Perché la vera e la falsa religione si distinguono in questo: che nella prima l’uomo si sente giudicato mentre nella seconda si sente giustificato dal suo Dio.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Librairie Arthème Fayard, 1974, p. 47; traduzione redazionale)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi

L’infinito tra mutilazione e prostituzione

Moralismo religioso e, all’estremo opposto, romanticismo sotto tutte le sue forme. Da un lato proiettiamo nel cielo e nell’eternità i costumi, le leggi e le sanzioni che regolano la vita terrena; dall’altro imitiamo in maniera fraudolenta quaggiù sulla terra la libertà dei costumi divini. E l’umanità oscilla così tra l’idolatria della lettera e l’indecenza dello spirito, tra la mutilazione dell’infinito per mezzo della regola e la sua prostituzione attraverso la dismisura…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 101; traduzione redazionale)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi