Archivi del mese: gennaio 2015

La maschera della vanità

illusionfecondePensar male di se stessi. Troppo facile. « Chi disprezza se stesso, continua pur sempre ad apprezzarsi come disprezzatore » (Nietzsche). Il difficile è acconsentire a quel che di male gli altri pensano di noi. Poiché in quel caso non vi è alcun alimento per i risarcimenti dell’amor proprio…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 133)

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Il viale verso l’intemporale

stradadipaeseStrada di paese. Ogni anno sorgono nuove case e abitanti sconosciuti. Mi sento spaesato in questo angolo di terra dove sono nato; ogni sguardo è come uno sradicamento. Le cose una volta cambiavano così lentamente che una vita umana si accorgeva appena del cambiamento. Avevo seguito per cinquant’anni questa stessa strada – ed erano sempre le stesse carreggiate, le stesse pietre, le stesse scarpate, gli stessi alberi, le stesse case.
E questa permanenza nel tempo era come un viale verso l’intemporale: ciò che durava preannunciava e prefigurava ciò che resta…
Il fiume del tempo… Scorreva lentamente, insensibilmente tra le stesse rive; era trasparente alle cose eterne. Oggi, le sue acque scosse dalla violenza della corrente hanno perduto la loro limpidezza: si voga sempre più rapidamente sulla loro superficie, ma non si vede più nulla nelle loro profondità.
L’accelerazione della storia ci allontana dall’eternità.

(Gustave Thibon, Le voile et le masque, Editions Fayard, Paris 1985, p. 96; trad. it. di Antonella Fasoli)

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Fedeltà avvelenate

ignoranceetoileeIl rancore è una specie di fedeltà avvelenata dove l’offeso stringe legami indissolubili con l’offesa e l’offensore. E quando cessa di essere una passione, diventa un’abitudine e un dovere: esattamente come il matrimonio.
Un briciolo di lucidità è sufficiente a purgarci da questo male, poiché l’esperienza della vita ci insegna che le offese riposano sugli stessi malintesi dei benefici.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 26; traduzione di Antonella Fasoli).

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Unum est necessarium

hand-gottesNecessità organica della bontà. Il mondo, senza tregua, nutre la mia esistenza. L’aria non disdegna i miei polmoni, le stagioni mi accolgono come un ospite, il caso si batte per me. Un miracolo di protezione, di maternità, di clemenza circonfonde ogni mio passo. Una mano che ignora il gesto del rifiuto mi elargisce senza posa l’anima e i giorni che dilapido. Come! Questo attimo non ê dunque l’ultimo? Il candore eterno mi sopporta ancora! Pure, la negazione, la guerra, l’odio mi abitano. Si può respirare in pace un soffio dell’aria innocente di Dio, portando in sé il rifiuto?

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 26)

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