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Sii grato, tu che ricevi

GabenI tuoi doni — i frutti dorati della creazione tesi verso di me dalle tue dolci mani —
Con quale ingrata avidità, con quale voracità miope e carnale mi sono avventato sulla loro polpa profumata!
Così avaramente, così bassamente che ho morso le tue dita gocciolanti.
E allora ho capito la densa connivenza, l’affinità melmosa e bruciante della gioia e del peccato.
L’anima di tutto il male del mondo è nell’oblio dell’Origine.
E ogni virtù si chiama memoria…
Apprendi il segreto che redime ogni gioia: che l’aspirazione del frutto si compia nel bacio sulla mano che dona!

(Gustave Thibon, Poèmes. Cahiers des poètes catholiques, A. Magné, Paris 1940, p.14; traduzione di Antonella Fasoli)

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Cantus sponsae

offrandedusoirLa chair est pure lorsqu’elle dit: j’ai soif; elle ment quand elle crie: je t’aime!
Ah! cette chair lasse et irritée, ce n’est pas sa pesanteur qui nous menace le plus, ce sont ses rêves ailés.
Ce ne sont pas ses limites, mais sa révolte contre ses limites,
Ce goût du nouveau mêlé à ce refus de monter,
Ces jeux impurs, cette singerie de l’amour!
— La terre est épaisse et lourde, mais elle est au-dessous de nous, et elle nous porte. Ce sont les légères, les vaines et souples nuées qui nous écrasent.
Bénissez, Seigneur, notre pauvreté, mais délivrez-nous du mensogne!

La carne è pura quando dice: ho sete; mente quando grida: ti amo!
Ah! questa carne stanca e irritata, non è la sua pesantezza che più ci minaccia, sono i suoi sogni alati.
Non i suoi limiti, ma la rivolta contro i suoi limiti,
Questo gusto del nuovo mischiato a questo rifiuto di ascendere,
Questi giochi impuri, questa smorfia dell’amore!
— La terra è grezza e pesante, ma è sotto di noi, a reggerci. A schiacciarci sono le leggere, le vane e agili nubi.
Benedite, Signore, la nostra povertà, ma liberateci dalla menzogna!

(Gustave Thibon, Offrande du soir, Lardanchet, Paris 1946, p. 31; traduzione redazionale)

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