Archivi del mese: aprile 2016

Profondità dell’amore

crocemarinaL’amore si trova solo in profondità non in superficie, e chi ha fatto il giro del mondo, cercando quest’amore, non si è avvicinato di un pollice al fuoco centrale dell’amore vero, mentre chi, invece di correre da un’apparenza all’altra, approfondisce ogni più piccola realtà (è più facile correre che approfondire: è vero che ogni approfondimento è da principio stretto, ma è necessario cominciare sempre da questa strettezza che altro non è che una forma della concentrazione), chi sa scavare in fondo all’anima, abbiamo detto, vedrà il suo amore allargarsi in proporzione alla sua profondità, e questo amore, creando in lui una libertà e disponibilità superiori, lo spingerà ad altri amori, ad altri doveri che, posti su piani spirituali e materiali diversi, invece di escludersi o di danneggiarsi, con gli amori superficiali, diverranno armoniosi nell’unità. Il modo migliore, per aprirsi a tutte le realtà viventi è proprio quello di attaccarsi a Dio, a Colui che è tutto: questo attaccamento, lungi dal chiudere l’anima, dilata all’infinito il suo potere ricettivo. Infatti l’amore chiama l’amore ed i cuori veramente aperti son sempre i cuori pieni.

(Gustave Thibon, Crisi moderna dell’amore, Marietti, Torino 1957, pp. 46-47)

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Il messaggio di Nostra Signora di La Salette al mondo contadino

viergeenpleurslasaletteÈ all’universo intero che la Vergine immacolata si è rivolta cento anni fa attraverso Massimino e Melania. Ma il fatto che per trasmettere il proprio messaggio abbia scelto due poveri figli della terra testimonia a sufficienza la sua sollecitudine per il mondo contadino. Abbiamo ricevuto la primizia di questo messaggio; è dunque in primo luogo a noi che si rivolge.
Certi spiriti superficiali sono rimasti sconvolti dalle terribili minacce contenute nei discorsi di Nostra Signora di La Salette. Non possiamo credere a un Dio tanto crudele, ho sentito dire. Si dimentica che le minacce divine non sono altro che delle promesse respinte. Dio non è crudele se non nella misura in cui gli uomini, chiudendo il proprio cuore alla sua grazia, gli impediscono di essere buono. «Non posso più trattenere il braccio di mio Figlio… ». Il primo rifiuto proviene da noi. Questa mano di Dio che ci colpisce è la mano tutta misericordiosa, colma di doni, preparata per noi da tutta l’eternità, e che noi costringiamo, con la nostra indifferenza, a rinchiudersi sulle proprie offerte. Dio neanche abbisogna di punirci positivamente: è sufficiente che si ritragga da noi perché, abbandonati al peso del peccato, franiamo fino al fondo dell’abisso. Lo spettacolo del mondo moderno, nel quale l’orgoglio ha respinto Dio, è testimone di questa verità con feroce evidenza.
L’appello di Maria alla penitenza e alla preghiera, con le minacce materiali che vi si accompagnano, riveste per noi contadini un senso particolarmente preciso. Il messaggio della Vergine potrebbe essere riassunto con queste semplici parole: se non cercate il cielo, perderete la terra. Un simile avvertimento si applica a noi meglio che a chiunque altro.  Curvato verso la terra per via del suo lavoro, il contadino corre sempre il rischio di invischiarsi nella terra. Il suo realismo  e il suo senso dello sforzo hanno per contropartita il materialismo e l’avarizia. Questi frutti del suolo, questi beni carnali ottenuti al prezzo di un così duro lavoro, egli è sempre tentato di farsene degli idoli dimenticando che Dio, per dirla con le parole di Mistral, «lavora a metà con lui». Maria è discesa dal cielo per richiamarlo, parlando la sua stessa lingua, servendosi delle immagini più adatte al suo spirito, al fatto che il realismo della terra, se non si prolunga e non è coronato nella e dalla preghiera, conclude presto o tardi nella rovina dell’uomo. Questi «frutti della terra che marciranno» sono anche le anime dei contadini che non avranno amato altro che la terra.  E questa terra, questi beni di quaggiù troppo amati andranno perduti poiché tutto proviene da Dio e la materia, separata dallo spirito, si appassisce nelle nostre mani come un ramo separato dall’albero. A chi cerca Dio, tutto sarà dato in sovrappiù, ma a chi non ha niente (cioè a chi non ha altro che la terra) si leverà ciò che ha. Maria è venuta per insegnare ai contadini che le radici rimangono vive solo se la loro aderenza alla terra si unisce allo slancio dello stelo verso il cielo.

(Gustave Thibon, Le message de Notre-Dame de La Salette au monde paysan, in AA.VV., La Salette, témoignages, Bloud & Gay, 1946, pp. 159-160; traduzione redazionale)

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Necessità di far soffrire

poisonedapplesowrdNecessità di far soffrire — Il forte impiega la spada ed il debole il veleno. Il primo, cerca di suscitare il timore manifestando la sua potenza; il secondo si sforza di provocare la pietà facendo mostra della sua miseria. Ottengono così, usando due mezzi opposti, lo stesso risultato.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 93)

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Il dono che supera l’attesa

cequedieuauniI veri doni di Dio superano sempre la nostra attesa. In realtà non si riceve mai quello che si aspetta; si riceve di meno o di più. Nell’ordine delle cose supreme, si riceve il desiderio con l’oggetto, la sete con la bevanda. L’essere amato crea, dandosi, il suo posto nel cuore che ha appena occupato. Si prende coscienza dell’abisso che si porta in sé, nella misura in cui questo abisso è colmato…

(Gustave Thibon, Quel che Dio ha unito, Società Editrice Siciliana, Trapani 1947, pp. 176-177)

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Nuda veritas

crocifissoLe verità supreme mancano di argomenti. Sanno donarsi ma non difendere la loro causa. Le nostre certezze più intime e nutritive, sono anche le più vulnerabili sul terreno della dialettica. Difenderle significa già tradirle. La loro innocenza, la loro freschezza, la loro attrazione divina soffocano sotto la corazza degli argomenti. Ho voluto difenderti, mia verità! Ma i tuoi occhi di vergine mi hanno guardato: difendermi è prostituirmi. Colei che tu difendi e giustifichi — questa verità adorna, protetta, che fa valere i suoi diritti e i suoi titoli — non mi somiglia più. Io sono nuda. Ciò che significa: pronta ai doni supremi, ma anche disarmata.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, pp. 121-122)

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Realismo cristiano

lunamareRealismo cristiano — Siamo integralmente, universalmente realisti. A chi ci accusa del contrario, rispondiamo: Dio è una realtà, l’amore di Dio, un fatto. — Voi tradite il tempo e la terra, ci rimprovera una voce —. La nostra eternità non è la negazione del tempo, ne è la fidanzata. Esige molta più perfezione nel divenire di quanto abbiate mai immaginato. Dobbiamo amare, rispettare questa vita terrena fino alle sue più infime molecole, poiché la morte è là, per prolungarla, glorificarla, renderla eterna. — Sia, riprende la voce, ma a che cosa servono allora tante cure se la vostra eternità può tutto aggiustare? — Appunto perché la nostra eternità può tutto riparare, il nostro amore ci vieta di nulla trascurare nel tempo…
In verità, noi amiamo, come nessun altro, questo tempo mortale, questo ordine umano e queste umili virtù terrene. Ma non vogliamo che si cristallizzino in sé stesse, vogliamo invece che fluiscano e si perdano nell’eterno. La loro stessa natura ve le invita. Infatti, in che consiste l’essenza del tempo — e delle cose prigioniere del tempo — se non in uno smarrimento eterno, quasi in un fragile, adorante amplesso del trapasso e della resurrezione?
Noi vogliamo che le nostre opere, le nostre virtù terrene, tutto ciò, sia ricco, pieno, duro di fronte alle forze inferiori che lo minacciano (il male, l’oblio, l’abitudine…), e le vogliamo povere, vuote e che si sperdano davanti all’eternità nutritiva. Esiste un atteggiamento moribondo che conferisce alle cose eterne la giovinezza e la salute d’una resurrezione perpetua.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, pp. 165-166)

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Idolatria dello spirito

Il-pane-di-ogni-giornoProblema dei «falsi beni» — Non esistono, secondo quanto insegna un cristianesimo superficiale, beni veri che appartengono al cielo e beni falsi che appartengono alla terra: ma soltanto beni veri situati, ognuno, al loro posto e nei propri limiti, nella gerarchia dell’essere. Esiste però un uso falso di questi beni veri. Tale uso falso dei doni veri di Dio, determinato dall’egoismo, dall’impazienza o dall’orgoglio non si limita ai beni temporali: colpisce quasi altrettanto i beni eterni. Incontriamo forse molto meno devoti sofisticati che amanti egoisti? E qual è il più futile e il più bugiardo degli uomini, colui che prostituisce la carne nei baci o colui che prostituisce Dio nelle preghiere? Dove trovare censori delle gioie terrestri a cui si possa dire: prima di rimproverarci il cattivo uso di ciò che è transitorio, mostrateci, con il vostro esempio, il vero uso di ciò che è stabile. Voi condannate la nostra idolatria della vita. Ma quale idolo ancor più vuoto e falso voi adorate sotto il nome di spirito.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 153-154)

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Il relativo e l’assoluto

gp2operaio«L’io ed il sociale sono i due grandi ideali» (Simone Weil). Tutto ciò che ha riferimento al sociale (onori, privilegi, prestigio, potere, ecc.) è vanità. Disgraziatamente, per sfuggire al sociale che è vanità, ci si rifugia per la maggior parte del tempo nell’io che è orgoglio. Ed è l’eterna tentazione delle anime forti e nobili, quella di cercare nell’orgoglio l’antidoto della vanità. Solo il contatto con Dio ci eleva al di sopra del conformismo della vanita e della rivolta dell’orgoglio.
L’idolatria del sociale è un male. Ma è una necessità ovunque non regni la santità. Colui che non possiede Dio ha bisogno di questa illusione per vivere ed agire in mezzo agli uomini. La prima reazione dell’anima avida di assoluto è quella di respingere violentemente la finzione sociale. Ma più tardi – e più in alto – essa si accorge che un rifiuto così categorico comporta una parte d’orgoglio, onde finisce per accettare il relativo per rispetto dell’assoluto e l’apparenza per amore della verità. È per questo che i santi si scandalizzano meno dei neofiti di fronte alle vanità della vita sociale. Dopo essersi innalzati dal relativo all’assoluto, essi ridiscendono, mossi da una saggezza ancora piu pura, dall’assoluto al relativo.
Il nostro atteggiamento di fronte all’ impurità del mondo comporta.dunque tre gradi:

1° Considerare il relativo come un assoluto (idolatria).

2° Trattare il relativo come un nulla (santità imperfetta a base d’orgoglio).

3° Trattare il relativo come tale (santità perfetta). È in questo modo che grandissimi santi hanno potuto mescolarsi alla politica e giocare un ruolo eminente nella condotta della «Città».

L’idolatria sociale dà tutto a Cesare. L’idolatria dell’io non gli dà niente. La santità gli dà quel che gli spetta.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 156-157)

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Amore in discesa

salvation-handAl peccato che è caduta risponde l’Amore che è discesa. E la misericordia di Dio discende sempre più in basso di quanto non cada la miseria dell’uomo.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 28)

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Intervista a Gustave Thibon

nse-51-aaaLei ha scritto un giorno: “Il vero tradizionalista non è conservatore”. Può spiegare questo pensiero? Vuol dire che un tradizionalista è rivoluzionario?

Il vero tradizionalista non è conservatore in questo senso: che sa distinguere, all’interno della tradizione, gli elementi caduchi dagli elementi essenziali, facendo incessantemente attenzione a non sacrificare lo spirito alla lettera, adattandosi alla propria epoca non per sottomettervisi servilmente ma per adottarne i benefici combattendo contro le sue deviazioni e i suoi abusi. Tale fu l’opera della monarchia francese nel corso dei secoli. Tutto si riassume in questa formula di Simone Weil: “La vera rivoluzione consiste nel ritorno a un ordine eterno momentaneamente perturbato”.

Non pensa che la tradizione escluda la libertà creatrice?

La risposta è uguale alla precedente. La tradizione favorisce la libertà creatrice e non si oppone che alla libertà distruttrice. Tradizionalismo non significa fissismo ma orientamento del cambiamento. Così un corpo vivente rinnova continuamente le proprie cellule, ma resta identico a se stesso attraverso queste mutazioni. Il cancro, al contrario, si caratterizza per la liberazione anarchica delle cellule.

Per lei la democrazia, il socialismo e il liberalismo sono sistemi anti-tradizionali?

Occorrerebbe precisare il senso che diamo a queste parole. La democrazia si oppone alla tradizione nella misura in cui poggia unicamente sulla legge astratta del numero e delle fluttuazioni dell’opinione. Allo stesso modo, la tradizione si oppone al socialismo in quanto dominio del potere centrale sulla libertà degli individui, e anche al liberismo “selvaggio” nella misura in cui è insofferente ad ogni correttivo della legge della domanda e dell’offerta.

È possibile oggi affermare il primato dello spirito sul mondo materialista?

Bisognerebbe prima di tutto intendersi sul senso che diamo alle parole spirito e materia. Ad ogni modo, anche presso i materialisti c’è un primato dello spirito sulla materia, in questo senso: che è lo spirito “luce” a modificare la materia trasformandola in funzione della propria potenza e dei propri desideri. Ma se per materialismo intendiamo quel costume dello spirito che privilegia le conquiste e i godimenti materiali a svantaggio delle cose propriamente spirituali (arte, filosofia, religione, ecc.), allora è ben certo che la nostra epoca è imprigionata da un materialismo distruttore.

Che significa per lei la nozione di “cultura popolare”? Non c’è opposizione tra questi due termini?

Non vi è alcuna opposizione tra questi due termini. La vera cultura non è appannaggio degli “intellettuali”. In ogni civiltà degna di questo nome, essa impregna tutti gli strati della popolazione tramite le tradizioni, le arti, i costumi, la religione. Ed è un segno grave di decadenza che vi sia disgiunzione tra l’istruzione letteraria e la cultura popolare.

Ma la nozione di ordine non si oppone a una grande idea dell’uomo?

Anche in questo caso, tutto dipende da quel che chiamiamo ordine. C’è l’ordine sociale, l’ordine morale, l’ordine divino, ecc. E nella pratica accade spesso che questi ordini entrino in conflitto. Un esempio: Antigone rappresenta il disordine in rapporto a Creonte, che ignora le leggi degli dèi; Cristo davanti ai Farisei attacca la lettera della legge. La prima di tutte le idee dell’uomo, senza nulla tralasciare delle forme inferiori di ordine, si collega prima di tutto all’ordine supremo o, come dice l’Apostolo, “bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”.

(Intervista di Xavier Cheneseau, Nouvelles de Synergies Européennes n°51, maggio-giugno-agosto  2001)

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