Archivi del mese: settembre 2015

Fede, fanatismo e scetticismo

nottestellataFede, fanatismo e scetticismo. Niente di grande si fa senza la fede. Ma quale fede? «La fede salva, dunque mente», diceva Nietzsche. La vera fede non è un rifugio né uno scudo, è uno slancio interiore, un confidare nudo che ci dà il coraggio di affrontare, senza vestimenti e senza armi, il mistero della nostra origine e della nostra fine. Non è la negazione, ma il superamento del dubbio.
Il fanatico va avanti grazie ai paraocchi delle sue ristrette convinzioni, che lo preservano dal dubbio; lo scettico non ha illusioni ma, dubitando di tutto, non avanza nemmeno; il vero credente dubita e ciò nonostante avanza: marcia sopra il suo stesso dubbio. La fede non è uno stupefacente che ci rende insensibili ai morsi del dubbio, è un tonico che ce li fa nello stesso tempo sperimentare più vivamente e dominare. La fede e il dubbio si prestano vicendevolmente forza: la fede rende più profondo il dubbio e il dubbio purifica la fede.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 91)

Annunci

1 Commento

Archiviato in Meditazioni

Nicola Tomasso, Il realismo dell’incarnazione

nicola-tomasso

Nicola Tomasso
IL REALISMO DELL’INCARNAZIONE
Introduzione a Gustave Thibon
Presentazione di Corrado Gnerre

realismodellincarnazioneL’opera di Gustave Thibon, il filosofo-contadino, è come una fiamma devastante e tonificante al tempo stesso: se da un lato conserva l’impronta della vita contadina, dall’altro s’inabissa nelle acque profonde dell’umanità e del suo destino ergendosi come un faro che rischiara dall’alto l’ingresso del porto.
A un primo impatto le pagine di Thibon possono apparire eterogenee e frammentarie, ma sono tuttavia animate dallo stesso spirito interiore: l’idea di una coerenza e di un equilibrio organici che l’uomo ha perduto e deve ritrovare. E soltanto rimettendo al centro Dio, l’umanità dispersa può riscoprire i legami vitali che saldano il presente con il passato e il tempo con l’eternità.
Il contadino non parla per non dir nulla; abituato al silenzio non abusa delle parole: egli, a contatto perpetuo con il creato, medita e coglie i misteri e le angosce del cuore umano e s’accorge, in modo sublime, che Colui che ha donato la vita desidera che la vita a Lui torni per essere eternamente custodita.

[ISBN-978-88-7475-446-5]

Pagg. 128 – € 11,00

http://www.edizionitabulafati.it/realismodellincarnazione.htm

Lascia un commento

Archiviato in Libri

Gli imparziali e gli indifferenti

giovanni-paolo-ii-bimboL’indifferenza è il contrario dell’imparzialità. Una bilancia è tanto più giusta quanto più è sensibile. La vera giustizia non è rigidità né durezza; è sensibilità universale: ogni essere, ogni situazione, ogni argomento trova un’eco nell’uomo giusto; egli è imparziale nella misura in cui nulla lo lascia indifferente. La parzialità, all’opposto, implica sempre una zona di indifferenza: siamo ingiusti perché siamo insensibili nei riguardi di quell’essere, di quell’argomento. Questo perché la parte — in inspecie il nostro io coi suoi umori, le sue passioni e la sua inerzia — ci vela il tutto. E perché siamo al tempo stesso giudice e parte in causa. (C. XXXVIII)

(Gustave Thibon, Aux ailes de la lettre… Pensées inédites (1932-1982), Éditions du Rocher, Monaco 2006, pp. 351-352)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi

Gustave Thibon, testimone della speranza

LaCroceVita e opere di un Socrate cristiano nato e morto in terra di Francia. Una saggezza profonda alimentata dal silenzio e dalla comunione coi ritmi naturali – stile che gli valse l’epiteto di “filosofo contadino”. Ne promana un messaggio dirompente per l’Occidente disperato nella sua immemore sazietà.

(La Croce Quotidiano, mercoledì 2 settembre 2015) Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in Dicono di lui

Sacrifici umani

apocalyptoSacrifici umani. Evochiamo con tremore i roghi in cui i Cartaginesi o gli Aztechi gettavano vive le vittime per placare il furore degli dèi. Facciamo forse meglio adesso? Che si trattasse di idoli come Huitzilopochtli o Moloch, di personaggi storici elevati al rango di idoli, come Maometto o Bonaparte, oppure di semplici idee come la democrazia, il razzismo o il marxismo, sempre delle bocche invisibili hanno succhiato il sangue degli uomini. Lo spirito non ha mai cessato di essere il parassita della vita. È non è anche il riflesso tragico e ghignante della trascendenza dell’uomo in rapporto al mondo sensibile questo bisogno inamovibile di sacrificare il noto all’ignoto, il presente all’avvenire e la vita nel tempo, già così effimera e miserabile, a entità misteriose che regnano sull’altro versante della morte? Infierire sulla nostra disgrazia, allargare gratuitamente la piaga dell’esistenza, gettare agli dèi avari questa insanguinata contropartita per i loro magri doni — Quale follia agli occhi della prudenza terrena! I sacrifici umani nascono dal mostruoso accoppiamento tra l’istinto che spinge il bruto verso la preda e il senso del mistero che prostra l’uomo davanti a Dio.
Ma si avvicina forse l’ora in cui l’uomo, ridotto alla piattezza di un’esistenza perfettamente razionalizzata, allontanerà da sé tutte le follie e tutti i rischi che discendono dal suo profilo animale e dalla sua profondità divina. Nell’attesa di questa età dell’oro, dove non sarà più che il meticoloso contabile del suo piccolo benessere temporale, gli rimangono ancora degli idoli per i quali è capace di soffrire e morire. Ma questi idoli non sono più che gli scheletri degli antichi dèi: etichette svuotate di senso (ideologie politiche) oppure cifre prive di contenuto (amore per la velocità e per i record): l’idolatria scivola tutta intera dall’essere verso l’avere, o piuttosto (poiché l’avere puro non è che una cornice vuota) dalla realtà verso il nulla.
Morte, dov’è la tua vittoria? Possiamo concepire una parodia meccanica della vittoria cristiana sulla morte: essa consiste nel rendere la vita talmente simile alla morte che questa non troverà più nulla da uccidere in noi; una macchina non muore, giacché è già morta — di una morte senza mistero e senza resurrezione.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, pp. 59-60)

Lascia un commento

Archiviato in Meditazioni