Archivi del mese: febbraio 2017

Redenzione del sociale

holyfamilyGrandeur, gloire, ô néant! Calme de la nature! Les aigles qui passaient ne le connaissaient pas.

Così Hugo parla di Napoleone a Sant’Elena. La natura ignora le differenze sociali, e l’individuo non è per lei che un rappresentante anonimo ed intercambiabile della specie:

Elle égalise tout dans la tombe et confond
Avec les bouviers morts la poussière que font
Les Césars et les Alexandres…

Anche Dio ignora i personaggi e le maschere della com­media sociale. Ma, a differenza della natura che non co­nosce che la specie, egli vede la persona sotto il perso­naggio. Tu non sei quel che credi di essere, ci dice la na­tura. Tu sei infinitamente più di quel che credi, ci dice Dio. Ed è per questo che il contatto con la natura ed il contatto con Dio ci liberano parimenti dalle vanità sociali, l’uno rivelandoci il nostro nulla, l’altro elevandoci fino al­l’infinito. Continua a leggere

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La doppiezza del vizio

cateneDefinizione del vizio: un peccato commesso senza piacere. Occorrerebbe estendere questa formula e distinguere due specie di vizi: i peccati commessi senza piacere e le virtù praticate senza amore.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1985, p. 38; traduzione redazionale)

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Inferno

uomo-fangoInferno  – Questa assemblea di creature di fango, ma di fango indurito al fuoco eterno, e in cui lo statuario divino non può più fare il minimo ritocco. E questo comincia già quaggiù. Guardate quest’uomo «arrivato», questo dominatore e tutti questi peccatori orgogliosi del loro peccato: il loro fango è inflessibile sotto il dito di Dio: può essere spezzato, ma non può essere modellato. Non sognare d’astrarti completamente dal fango, uomo uscito dal limo. Ma che il tuo fango resti malleabile!

(Gistave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 81)

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Senso del peccato

forestabrucSENSO DEL PECCATO – Nemici della vita quelli che credono al peccato? Senza dubbio se il loro sentimento non procede dall’amore. Ma la vera dottrina del peccato è figlia del più profondo rispetto della vita. Peccare non è trasgredire una regola morta, è sciupare qualche cosa di indicibilmente profondo, vergine e fragile. L’ordine, in effetti, è un abisso vivo, l’ordine è Dio. Le cose che profaniamo con il peccato sono tutte vibranti, sono tutte calde dell’amore infinito che ce le presenta. Il santo fervore della mano divina è in loro. Quando avaramente le distogliano dal loro scopo, noi contaminiamo, noi votiamo al vuoto e al diavolo delle briciole di Dio. Colui che ha il concetto più vivo del peccato è proprio colui che crede di più nella santità della vita.
Gli altri – coloro che negano il peccato della vita – non prendono la vita sul serio, la trattano come una prostituta. Non tutti i gesti sono permessi con una sposa! Ma niente è proibito per colui per cui niente è sacro…
Il senso del peccato ha dunque due fonti opposte che è necessario distinguere rigorosamente: esso può procedere sia dalla miseria vitale, dalla paura o dal «malocchio», cioè dalla povertà del soggetto (La Rochefoucauld, Nietzsche e tanti altri hanno fatto giustizia di questa specie di virtù) sia dalla venerazione del soggetto, cioè dalla ricchezza del soggetto.

(Gistave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, pp. 74-75)

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