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Tecnocrazia, miti del progresso e del comfort

tecnocraziadi Gustave Thibon

Tecnocrazia, miti del progresso e del comfort, ecc. Vedo e sento dovunque uomini che, unicamente preoccupati dell’avere, non si pongono mai la minima domanda sull’essere. Pensano – o piuttosto non si danno nemmeno pena di riflettervi, tanto la cosa gli sembra ovvia – che l’essere seguirà sempre il proprio corso; non hanno il minimo dubbio sulle sue capacità di assimilazione e di resistenza; non prestano alcuna attenzione ai suoi limiti né ai pericoli di appiattimento e di esplosione pendenti sopra l’esistenza. Continua a leggere

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La lezione di Natale

nativitadi Gustave Thibon

(23 dicembre 1976)

Eccoci a festeggiare ancora una volta l’anniversario della nascita di Dio. Ritorniamo indietro di duemila anni, all’ora in cui il Cristo è apparso nel mondo. Questo avvenimento supremo – che non soltanto divide in due la storia (diciamo avanti e dopo Cristo) ma ci apre anche le porte dell’eternità – è passato quasi inosservato agli occhi dei contemporanei. È successo in una stalla, nel cuore dell’inverno, nell’ora più buia della notte, e non ha avuto per testimoni che degli umili animali e della povera gente. Se vi fossero stati dei giornali, non avrebbero fatto menzione di questa notizia. E che avrebbe pensato l’imperatore Augusto, dominatore del mondo e adorato come un Dio, se gli fosse stato predetto che questo gracile bimbo, oscuro rampollo di un popolo lontano e disprezzato, avrebbe ricevuto un giorno gli omaggi dell’universo e che la sua religione, dopo il naufragio dell’Impero, avrebbe salvato la lingua e il genio di Roma? Continua a leggere

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Il maleficio degli « ismi »

itinerairesdi Gustave Thibon

(1° febbraio 1974)

Io critico il socialismo. Prima reazione del mio uditore: «Il sociale dunque non conta per lei?» – Il progressismo? Mi accusano di essere nemico del progresso. – L’intellettualismo? Trovano che io tenga in poca considerazione la più alta delle facoltà umane: l’intelligenza. Risposta: la mia severità procede da un sentimento esattamente opposto. È perché sono sociale che attacco il «socialismo»; è perché amo il progresso che ripudio il progressismo; è per rispetto all’intelligenza che denuncio i giochi sterili dell’intellettualismo. Continua a leggere

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Gli animali e noi

gth_animauxdi Gustave Thibon

(« Studi Cattolici », n. 297, novembre 1980, pp. 749-750)

L’inchiesta sulla vivisezione con­dotta qualche tempo fa da un importante giornale francese ha ottenuto una notevole maggioranza di risposte contrarie. Non intendo soffermarmi su una que­stione che è stata dibattuta sot­to ogni aspetto e che, d’altra par­te, è soltanto uno dei coefficien­ti del grande problema: dove hanno termine i diritti e dove iniziano i doveri degli uomini verso gli animali? Continua a leggere

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L’erotismo contro la sessualità

erotismedi Gustave Thibon

(12 aprile 1974)

Lawrence – l’autore de L’amante di Lady Chatterley, opera poco sospetta di puritanesimo dato che per trent’anni in Inghilterra ne fu proibita la diffusione perché contraria ai buoni costumi – scrive che l’amore tra i sessi, se non si accompagna a una stupefazione reciproca, non è che un volgare affare di sensazioni, cioè ben poca cosa.

Questo giudizio di un esperto in materia assume un valore profetico di fronte al dilagare dell’erotismo teorizzato e praticato che sommerge la nostra epoca. Continua a leggere

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Diritti senza doveri

GUSTAVE THIBON, LE TESTAMENT D'UN GRAND PHILOSOPHE.di Gustave Thibon

(« Studi Cattolici », n. 230-231, aprile-maggio 1980, pp. 273-274)

Non passa quasi giorno in cui gli uomini non scoprano e non proclamino nuovi diritti: diritto al benessere materiale, alla sicurezza, alla libertà, alla salute, alla cultura e così via. Non dimentichiamo, per non omettere la nota comica, anche il diritto alla bellezza, come strombazzava una rivista femminile, o il diritto all’intelligenza proclamato ultimamente da un ministro sudamericano. Continua a leggere

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La libertà

gthibondi Gustave Thibon

(4 febbraio 1977)

La parola libertà corrisponde a uno dei bisogni più profondi della natura umana. Ed è forse per questo che essa dà luogo a così tanta confusione e a tanti abusi.
Che cos’è la libertà? Non è l’indipendenza assoluta, poiché noi tutti dipendiamo da qualcuno o qualcosa: dall’aria che respiriamo, dal mestiere che facciamo, dagli esseri che ci circondano e dalla società umana tutta intera con la quale scambiamo quotidianamente dei servizi. Continua a leggere

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L’utopia

GThibondi Gustave Thibon

(5 novembre 1976)

« Ogni bene reale proietta del male. Solo il bene immaginario non ne proietta ». Questo pensiero di Simone Weil esprime una verità profonda. Il linguaggio comune traduce la medesima idea dicendo che « non c’è luce senza ombra ».
La vita reale è sempre una commistione di bene e di male e anche la cosa migliore possiede il suo lato negativo. Chi parte in vacanza verso qualche paese del sud sogna un cielo che sia sempre privo di nuvole, un mare tranquillo dove fare il bagno sia una delizia, cibi nuovi e saporosi, ecc. E senza dubbio troverà di tutto questo, ma farà conoscenza anche (e queste cose non erano previste nel suo programma di vacanze) con gli ingorghi stradali, coi giorni di cattivo tempo e forse pure con qualche indigestione dovuta alla cucina esotica… Continua a leggere

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L’autorità e l’autoritarismo

thibondi Gustave Thibon

(29 marzo 1974)

Se diciamo di un uomo che « ha autorità », questo giudizio è un elogio. Ma se diciamo: « è autoritario » esprimiamo piuttosto una critica.
Dove sta dunque la differenza tra autorità e autoritarismo?
L’autorità di un uomo si misura dalla sua capacità di comando, cioè dalla fiducia che ispira al suo prossimo e che lo inclina a obbedire senza discutere. Nel celebre dramma « Re Lear », Shakespeare ci mostra il vecchio re spodestato che vaga nella foresta. Un gentiluomo, passando per di là, lo incontra e gli dice: « Non vi conosco, ma sento qualcosa in voi che induce ad obbedirvi. – E cosa è dunque? domanda il re. – L’autorità ». Continua a leggere

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La crisi dell’obbedienza

obbediremegliodi Gustave Thibon

È una banalità constatare che le persone non sanno più ubbidire: i figli ai propri genitori, gli studenti ai loro professori, i cittadini allo Stato ecc.
Ma sono in grado di comandare in maniera migliore? È un altro luogo comune quello di lagnarsi che i veri capi – cioè gli uomini capaci di prendere una decisione e assumersene le responsabilità – stiano diventando sempre più rari. Il vecchio imperativo: « nella vita bisogna tuffarsi » ha ceduto il posto al riflesso della fuga: « prima di tutto, non bagnarsi ». Continua a leggere

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