Archivi del mese: marzo 2015

Sii grato, tu che ricevi

GabenI tuoi doni — i frutti dorati della creazione tesi verso di me dalle tue dolci mani —
Con quale ingrata avidità, con quale voracità miope e carnale mi sono avventato sulla loro polpa profumata!
Così avaramente, così bassamente che ho morso le tue dita gocciolanti.
E allora ho capito la densa connivenza, l’affinità melmosa e bruciante della gioia e del peccato.
L’anima di tutto il male del mondo è nell’oblio dell’Origine.
E ogni virtù si chiama memoria…
Apprendi il segreto che redime ogni gioia: che l’aspirazione del frutto si compia nel bacio sulla mano che dona!

(Gustave Thibon, Poèmes. Cahiers des poètes catholiques, A. Magné, Paris 1940, p.14; traduzione di Antonella Fasoli)

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Affinità elettive tra vuoto e cifra

matrixAffinità tra il vuoto e la cifra. Dar caccia alle donne, l’amore per la velocità e i record, la sete del denaro come segno distintivo, ecc. Più un’anima è lontana dal mistero originale, più è condannata a nutrirsi di cifre: l’inventario prende il posto dell’invenzione…

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 62, traduzione di Antonella Fasoli).

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Mulieris simplicitas

abbraccioLe donne sono complesse… Ma no! Sono stranamente semplici, trasparenti, penetrabili. Le nostre braccie, richiudendosi intorno ad esse, le contengono tutte, un bacio scende fino alla loro anima. Siamo noi che complichiamo le cose con loro e chiamiamo ciò la loro complessità. La cosiddetta complessità delle donne è unicamente nell’impotenza degli uomini ad afferrare la loro semplicità.

(Gustave Thibon, Quel che Dio ha unito. Saggio sull’amore, Società Editrice Siciliana, Mazara del Vallo [Trapani] 1947, pp. 160-161)

 

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La sconsideratezza delle “buone intenzioni”

l-ours-et-l-amateur-des-jardinsGli uomini contro l’umano (titolo di un libro di Gabriel Marcel). Si può continuare e parlare degli artisti contro il Bello, degli amanti contro l’amore, dei preti contro Dio, ecc. Tutte le idolatrie agitano la pietra dell’orso* sulla testa dell’idolo. Nell’apostolato religioso in particolare: ciò che facciamo per Dio con troppo fervore umano è fatto in larga misura contro Dio…

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 98)

* L’espressione usata da Thibon, pavé de l’ours, è proverbiale e rimanda auna celebre favola di La Fontaine, L’Ours et l’Amateur des Jardins (L’Orso e il Giardiniere). La favola racconta dell’incontro casuale tra un vecchio giardiniere solitario e un orso. Preso dalla paura, il giardiniere invece di scappare decide di agire con astuzia. Fingendosi coraggioso offre così la propria amicizia all’orso, che accetta. Il giardiniere offre ospitalità all’orso, che in cambio gli procura selvaggina e talvolta, quando l’amico riposa, allontana dal suo volto le mosche fastidiose con un grosso ramo. Ma un giorno, per scacciare una mosca più ostinata di altre, l’orso raccoglie una pietra della pavimentazione (pavé) e la scaglia addosso alla mosca per schiacciarla. Così però va a colpire anche il volto del giardiniere, uccidendolo. La morale della favola è che « che un cacciatore non è sempre il miglior ragionatore, e che peggiore d’un leal nemico è un ignorante amico ».

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