Gustave Thibon, una consonanza ideale con la Lumen Fidei

di Giuseppe Brienza

(Formiche, 18 agosto 2013)

Pochi hanno colto come, nella sua prima Enciclica, Lumen Fidei, pubblicata il 29 giugno 2013, Papa Francesco sia intervenuto nel modo più chiaro sul tema del “gender” e delle proposte volte a relativizzare quella che Bergoglio ribadisce invece essere la «bontà della differenza sessuale» (n. 52). In un paragrafo molto interessante dell’enciclica, intitolato La fede e la famiglia, in perfetta continuità rispetto al Magistero dei suoi due predecessori, Francesco addita nella progressiva demolizione della famiglia ad opera di autorità e media la definitiva impossibilità per la Fede cattolica di divenire “lievito” della società. Infatti scrive come «Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore» (n. 52). Continua a leggere

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Fondamento divino della morale

Fondamento divino della morale. Non è un uomo chi non ha praticato quelle dure virtù – continenza, economia, perseveranza nello sforzo, ecc. – che consistono nel subordinare il piacere al dovere, il presente all’avvenire, e che assolvono, nell’ordine della psiche, il ruolo degli investimenti nel campo dell’economia politica. Ma non è altro che un uomo chi non sa rinunciare a queste virtù di investimento per ritrovare, di fronte a Dio, la spensieratezza degli uccelli del cielo e dei fiori del campo. Resta il fatto che occorre cominciare dal costruire in noi l’uomo: il possesso di sé è la prima condizione dell’offerta di se stessi. Ed senza dubbio in questo senso che la morale trova la propria giustificazione sovrannaturale.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 124; traduzione redazionale)

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Ai «convertiti»

Ai «convertiti». – Non ci si libera da un eccesso passando nell’eccesso contrario. Due errori opposti e successivi non si annullano, si sommano.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 193)

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Tradizione e assimilazione

Tradizione e assimilazione. – Il passato, integrato dal presente e filtrato alla luce dell’eterno. Mobilità delle acque, ma fedeltà alla fonte da cui discendono e al mare verso cui si dirigono…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 101; traduzione redazionale)

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Eternità o caducità della bellezza

davantiallospecchioA una bella donna. – Tremate davanti al vostro specchio: questa bellezza di cui vi riflette l’immagine non è un vostro bene (nel senso di proprietà): è un dono immeritato della bellezza eterna e, per la vostra anima, un modello del quale dover imitare la grazia e l’armonia. Ma se, orgogliosa di questo dono, ve ne servite come di uno strumento di conquista sarete indegna d’averlo ricevuto. E questa bellezza che oggi rendete vostra complice sarà domani vostro giudice…

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 131; traduzione redazionale)

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Le due debolezze

boromirLa Chiesa è così debole oggi di fronte agli uomini e agli stati… Come potremmo non prenderne le parti? Ma una cosa è il debole che muore la spada alla mano e gli occhi rivolti verso il cielo, altra cosa è il debole che vive d’indugi, di concessioni, di diplomazia rancida e caduca.

(Gustave Thibon, Parodies et mirages ou la décadence d’un monde chrétien. Notes inédites (1935-1978), Éditions du Rocher, Monaco 2011, p. 144; traduzione redazionale)

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Vivere e sopravvivere

portigrigiVivere e sopravvivere. – Ci sono virtù che permettono di vivere (il lavoro, l’onestà, la moderazione e tutte le forme di rispetto del Codice sociale); ce ne sono altre che permettono di sopravvivere (la grandezza d’animo, il distacco, e tutti i sentimenti che si richiamano all’eroismo ed alla nobiltà). Ma è più opportuno valutare la parola «sopravvivere» nel senso di vivere al di sopra piuttosto che in quello di vivere dopo. È più importante guadagnare in altezza che preoccuparsi d’immortalità personale. Per troppi «credenti» l’immortalità dell’anima non è altro che un indefinito prolungamento della vita temporale, senza la minima mutazione di livello. Evita questa confusione: pensa a salire piuttosto che a durare e sappi assumerti i rischi che ti aspettano sulle vette. L’immortalità ti sarà data in sovrappiù alla fine della tua ascesa, ma non abbandonerai mai la pianura se penserai troppo alla ricompensa che ti attende sulle cime.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, p. 73)

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Redenzione del sociale

holyfamilyGrandeur, gloire, ô néant! Calme de la nature! Les aigles qui passaient ne le connaissaient pas.

Così Hugo parla di Napoleone a Sant’Elena. La natura ignora le differenze sociali, e l’individuo non è per lei che un rappresentante anonimo ed intercambiabile della specie:

Elle égalise tout dans la tombe et confond
Avec les bouviers morts la poussière que font
Les Césars et les Alexandres…

Anche Dio ignora i personaggi e le maschere della com­media sociale. Ma, a differenza della natura che non co­nosce che la specie, egli vede la persona sotto il perso­naggio. Tu non sei quel che credi di essere, ci dice la na­tura. Tu sei infinitamente più di quel che credi, ci dice Dio. Ed è per questo che il contatto con la natura ed il contatto con Dio ci liberano parimenti dalle vanità sociali, l’uno rivelandoci il nostro nulla, l’altro elevandoci fino al­l’infinito. Continua a leggere

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La doppiezza del vizio

cateneDefinizione del vizio: un peccato commesso senza piacere. Occorrerebbe estendere questa formula e distinguere due specie di vizi: i peccati commessi senza piacere e le virtù praticate senza amore.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1985, p. 38; traduzione redazionale)

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Inferno

uomo-fangoInferno  – Questa assemblea di creature di fango, ma di fango indurito al fuoco eterno, e in cui lo statuario divino non può più fare il minimo ritocco. E questo comincia già quaggiù. Guardate quest’uomo «arrivato», questo dominatore e tutti questi peccatori orgogliosi del loro peccato: il loro fango è inflessibile sotto il dito di Dio: può essere spezzato, ma non può essere modellato. Non sognare d’astrarti completamente dal fango, uomo uscito dal limo. Ma che il tuo fango resti malleabile!

(Gistave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 81)

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