La vischiosità del bene

Un uomo è invischiato nel male o nell’abbiezione. Prima di compiangerlo o di dargli addosso, bisognerebbe sapere in quale misura egli emerga, col suo desiderio, dal fango. Ci son dei disgraziati le cui membra sono immerse nella melma, ma lo sguardo impotente e torturato resta levato verso il cielo. Ed è forse meglio, agli occhi di Dio, quest’essere parzialmente affondato nel fango che non il seppellimento totale in una materia più nobile agli occhi degli uomini, come la verità sociale, il senso della dignità e delle convenienze… Preferisco il peccato, che pur legandomi le membra mi lascia almeno liberi gli occhi per guardare verso il cielo e piangere sulla mia misera, alla virtù che mi accieca e mi soddisfa; il male che non è per me altro che piacere, debolezza o tormento al bene che è idolo…

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 181-182)

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