Senso del peccato

forestabrucSENSO DEL PECCATO – Nemici della vita quelli che credono al peccato? Senza dubbio se il loro sentimento non procede dall’amore. Ma la vera dottrina del peccato è figlia del più profondo rispetto della vita. Peccare non è trasgredire una regola morta, è sciupare qualche cosa di indicibilmente profondo, vergine e fragile. L’ordine, in effetti, è un abisso vivo, l’ordine è Dio. Le cose che profaniamo con il peccato sono tutte vibranti, sono tutte calde dell’amore infinito che ce le presenta. Il santo fervore della mano divina è in loro. Quando avaramente le distogliano dal loro scopo, noi contaminiamo, noi votiamo al vuoto e al diavolo delle briciole di Dio. Colui che ha il concetto più vivo del peccato è proprio colui che crede di più nella santità della vita.
Gli altri – coloro che negano il peccato della vita – non prendono la vita sul serio, la trattano come una prostituta. Non tutti i gesti sono permessi con una sposa! Ma niente è proibito per colui per cui niente è sacro…
Il senso del peccato ha dunque due fonti opposte che è necessario distinguere rigorosamente: esso può procedere sia dalla miseria vitale, dalla paura o dal «malocchio», cioè dalla povertà del soggetto (La Rochefoucauld, Nietzsche e tanti altri hanno fatto giustizia di questa specie di virtù) sia dalla venerazione del soggetto, cioè dalla ricchezza del soggetto.

(Gistave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, pp. 74-75)

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