Il messaggio di Nostra Signora di La Salette al mondo contadino

viergeenpleurslasaletteÈ all’universo intero che la Vergine immacolata si è rivolta cento anni fa attraverso Massimino e Melania. Ma il fatto che per trasmettere il proprio messaggio abbia scelto due poveri figli della terra testimonia a sufficienza la sua sollecitudine per il mondo contadino. Abbiamo ricevuto la primizia di questo messaggio; è dunque in primo luogo a noi che si rivolge.
Certi spiriti superficiali sono rimasti sconvolti dalle terribili minacce contenute nei discorsi di Nostra Signora di La Salette. Non possiamo credere a un Dio tanto crudele, ho sentito dire. Si dimentica che le minacce divine non sono altro che delle promesse respinte. Dio non è crudele se non nella misura in cui gli uomini, chiudendo il proprio cuore alla sua grazia, gli impediscono di essere buono. «Non posso più trattenere il braccio di mio Figlio… ». Il primo rifiuto proviene da noi. Questa mano di Dio che ci colpisce è la mano tutta misericordiosa, colma di doni, preparata per noi da tutta l’eternità, e che noi costringiamo, con la nostra indifferenza, a rinchiudersi sulle proprie offerte. Dio neanche abbisogna di punirci positivamente: è sufficiente che si ritragga da noi perché, abbandonati al peso del peccato, franiamo fino al fondo dell’abisso. Lo spettacolo del mondo moderno, nel quale l’orgoglio ha respinto Dio, è testimone di questa verità con feroce evidenza.
L’appello di Maria alla penitenza e alla preghiera, con le minacce materiali che vi si accompagnano, riveste per noi contadini un senso particolarmente preciso. Il messaggio della Vergine potrebbe essere riassunto con queste semplici parole: se non cercate il cielo, perderete la terra. Un simile avvertimento si applica a noi meglio che a chiunque altro.  Curvato verso la terra per via del suo lavoro, il contadino corre sempre il rischio di invischiarsi nella terra. Il suo realismo  e il suo senso dello sforzo hanno per contropartita il materialismo e l’avarizia. Questi frutti del suolo, questi beni carnali ottenuti al prezzo di un così duro lavoro, egli è sempre tentato di farsene degli idoli dimenticando che Dio, per dirla con le parole di Mistral, «lavora a metà con lui». Maria è discesa dal cielo per richiamarlo, parlando la sua stessa lingua, servendosi delle immagini più adatte al suo spirito, al fatto che il realismo della terra, se non si prolunga e non è coronato nella e dalla preghiera, conclude presto o tardi nella rovina dell’uomo. Questi «frutti della terra che marciranno» sono anche le anime dei contadini che non avranno amato altro che la terra.  E questa terra, questi beni di quaggiù troppo amati andranno perduti poiché tutto proviene da Dio e la materia, separata dallo spirito, si appassisce nelle nostre mani come un ramo separato dall’albero. A chi cerca Dio, tutto sarà dato in sovrappiù, ma a chi non ha niente (cioè a chi non ha altro che la terra) si leverà ciò che ha. Maria è venuta per insegnare ai contadini che le radici rimangono vive solo se la loro aderenza alla terra si unisce allo slancio dello stelo verso il cielo.

(Gustave Thibon, Le message de Notre-Dame de La Salette au monde paysan, in AA.VV., La Salette, témoignages, Bloud & Gay, 1946, pp. 159-160; traduzione redazionale)

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