Sii grato, tu che ricevi

GabenI tuoi doni — i frutti dorati della creazione tesi verso di me dalle tue dolci mani —
Con quale ingrata avidità, con quale voracità miope e carnale mi sono avventato sulla loro polpa profumata!
Così avaramente, così bassamente che ho morso le tue dita gocciolanti.
E allora ho capito la densa connivenza, l’affinità melmosa e bruciante della gioia e del peccato.
L’anima di tutto il male del mondo è nell’oblio dell’Origine.
E ogni virtù si chiama memoria…
Apprendi il segreto che redime ogni gioia: che l’aspirazione del frutto si compia nel bacio sulla mano che dona!

(Gustave Thibon, Poèmes. Cahiers des poètes catholiques, A. Magné, Paris 1940, p.14; traduzione di Antonella Fasoli)

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