Il maleficio degli « ismi »

itinerairesdi Gustave Thibon

(1° febbraio 1974)

Io critico il socialismo. Prima reazione del mio uditore: «Il sociale dunque non conta per lei?» – Il progressismo? Mi accusano di essere nemico del progresso. – L’intellettualismo? Trovano che io tenga in poca considerazione la più alta delle facoltà umane: l’intelligenza. Risposta: la mia severità procede da un sentimento esattamente opposto. È perché sono sociale che attacco il «socialismo»; è perché amo il progresso che ripudio il progressismo; è per rispetto all’intelligenza che denuncio i giochi sterili dell’intellettualismo.
In due parole: diffido degli “ismi” nella misura in cui sono attaccato alle realtà sulle quali vengono a innestarsi, come il verme che si intrufola in un frutto. Gli “ismi” – e Dio sa se pullulano oggi in tutti i campi – sono parassiti ideologici che svuotano le cose della loro sostanza proiettandole fuori dai loro confini.
E che cos’è infatti il socialismo? Un’utopia che non può incarnarsi nei fatti che negando i diritti più legittimi, non soltanto degli individui, ma delle comunità naturali (famiglie, gruppi, imprese, ecc.), che ponendo tutti i cittadini sotto il giogo di un potere centrale assoluto, nelle mani di un partito politico, vale a dire scalzando alla base le fondamenta di ogni società degna di questo nome. Il più elementare senso sociale strabuzza gli occhi davanti a questa caricatura dell’uguaglianza e della giustizia.
E che cos’è il progressismo? L’ideologia secondo la quale il movimento della storia trascina irresistibilmente l’umanità verso stati superiori, cosa che implica la svalutazione del passato e la fede cieca nell’avvenire, fondata sull’identificazione gratuita del nuovo e del migliore. Mentalità che rischia di sbarrare la strada al vero progresso che si misura, non secondo la collocazione delle cose nel tempo, ma secondo i criteri immutabili del vero e del bene.
Quanto all’intellettualismo, chiamo così quell’infermità dello spirito che consiste nel lasciar funzionare la ragione e la logica senza tener conto della natura delle cose, né dei dati dell’esperienza che sono l’oggetto, il terreno di prova, il parafuoco dell’intelligenza normale. Ma quell’intelligenza che gira a vuoto come un motore disinnestato, è ancora intelligenza, facoltà del vero, definendosi quest’ultimo come l’accordo tra pensiero e realtà?
Si potrebbe allungare all’infinito la lista di questi “ismi” chimerici e divoratori.
Un nazionalismo di tipo hitleriano, coltivando il mito del popolo eletto e della razza dei padroni, nuoce alla nazione, la quale è certo una realtà unica e irriducibile, ma anche e ora più che mai nel mondo aperto in cui viviamo, una fucina di scambi con l’insieme dell’umanità. Questo irrigidimento delle nazionalità, innescatosi a partire dalla fine del Medioevo, ha raggiunto, nella prima metà del XX secolo un grado di intensità che confina con la demenza. Sfogliavo recentemente una rivista francese destinata a sostenere, durante la prima guerra mondiale, il morale dei combattenti e dei civili. La propaganda antigermanica vi si dispiegava senza discernimento né vergogna fino a negare ogni valore autentico ai più illustri rappresentanti del pensiero e dell’arte d’Oltre-Reno. Bach, in questa ottica, non era più un grande musicista, né Leibniz un grande pensatore. Ma davvero si rendeva un servizio alla Francia, calunniando in blocco la Germania?
Teniamo presente, per ristabilire l’equilibrio, che lo stesso lavaggio del cervello imperversava in senso inverso negli Imperi centrali…
E l’erotismo (ancora una parola nuova e furiosamente di moda), che riduce l’amore ai piaceri superficiali della carne, non è forse il peggiore nemico della sessualità normale il cui esercizio abbraccia la totalità dell’essere umano, dal turbamento fugace dei corpi fino alla tenerezza, la fedeltà, l’aiuto reciproco e il sentimento del sacro che sono il segno dell’unione delle anime? Che cosa rappresenta l’Eros egoista e gaudente davanti a questa costellazione di scambi a tutti i livelli dell’essere che costituiscono l’armonia e la pienezza della coppia umana?
In una parola, dinanzi a ogni idolo, noi difendiamo la realtà tradita dall’idolatria. Noi siamo per il sociale contro il socialismo, per la comunità contro il comunismo, per la nazione contro il nazionalismo, per l’amore contro l’erotismo. Noi siamo per ogni cosa al suo posto e nei suoi confini. E con ciò contro tutti questi “ismi” che separando ogni realtà dall’insieme da cui dipende, crea delle contrapposizioni fittizie là dove la natura non ha posto che dei complementi.

(Titolo originale: Le maléfice des « ismes », « Itinéraires »,  n. 183, maggio 1974; traduzione di Antonella Fasoli)

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