Anima e corpo della Chiesa

simoneweilSappiamo troppo bene che da sempre nella Chiesa c’è una tendenza materialista, che consiste nel perseguire sempre la crescita in superficie e il trionfo sociale a scapito della purezza interiore e il cui motto, al limite, potrebbe esprimersi con queste parole: muoia l’anima purché viva il corpo! Ma la tendenza idealista, che volentieri spezzerebbe il tramite umano per liberare la sorgente divina e la cui formula è «muoia il corpo purché l’anima viva», è almeno altrettanto pericolosa. Nella vita degli individui, come in quella della società (compresa la società religiosa), ci sono momenti di crisi in cui bisogna fare molte concessioni al corpo, fosse anche solo per salvare l’avvenire dell’anima che è legata a questo corpo. Non ricordo il nome del fine umorista che ha scritto: «Non a caso Cristo ha affidato le chiavi del regno temporale all’apostolo che sapeva dormire mentre il suo Maestro agonizzava e rinnegarlo nel momento del pericolo». E certo, nell’Orto degli Ulivi come nel cortile del sommo sacerdote, e più tardi, sulla strada dove fuggiva Roma e la persecuzione, san Pietro già manifestava in un modo molto personale la sua preoccupazione di risparmiare il “corpo” della Chiesa. Ma lo stesso apostolo seppe anche, per trent’anni, rendere testimonianza al suo Maestro e infine morire per lui. Questa tensione tra l’anima e il corpo è inerente alla vita della Chiesa nel mondo e la espone continuamente a esagerati rigori nella sua disciplina esteriore e a compromissioni nella sua politica, ma basta sapere, per risparmiarsi inutili scandali, che la sua anima divina è inseparabile dal suo corpo umano.
La tentazione di scuotersi di dosso il giogo della Chiesa ribellandosi contro il suo aspetto sociale, è spesso la prova cui sono sottoposte le anime assetate di vita interiore e di contatti personali con Dio; vi si sfugge una volta per tutte solo quando ci si rende conto che questa tentazione deriva dall’esigenza di purezza assoluta che la Chiesa ha versato in noi e che lei sola può soddisfare in modo duraturo e universale.

(Gustave Thibon, Simone Weil come l’abbiamo conosciuta, Ancora, Milano 2000, pp. 164-165)

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