Inesausta densità

gth_dmMotivo della nostra severità nei confronti del prossimo e della nostra indulgenza verso noi stessi: noi non ci identifichiamo mai con i nostri atti bassi o mediocri; sappiamo (o supponiamo) che c’è in noi una densità, una profondità, una sostanza che i nostri atti non esauriscono e che può sempre produrre atti migliori. Nel prossimo, invece, non percepiamo che gli atti, e, quando questi atti ci urtano o ci deludono, siamo istintivamente tentati di confonderli con la persona, di immaginarci per esempio che l’invidioso non è che invidia, il vizioso che vizio, il mediocre che mediocrità. Sappiamo che i nostri atti non sono che accidenti; degli atti del prossimo, facciamo volentieri sostanze.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 205-206)

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