Ogni attesa ha qualcosa di religioso

ritornoalrealeChe cosa attende generalmente l’uomo? Attende la sua felicità, la sua pienezza, il suo bene (chiamo bene tutto ciò che riscalda e nutre l’anima), non attende mai il suo male. Anche quando diciamo di qualcuno che “attende la morte”, questa espressione implica una certa quale informe confidenza nella morte, e questo elemento di speranza si rivela più chiaramente se paragoniamo il termine attendere al termine attendersi: quest’ultimo ha un senso vicino a quello di prevedere, e non è la stessa cosa dire, per esempio: da quel giorno Giovanni attese la morte, o: da quel giorno, Giovanni si attese di morire…
L’uomo attende solo ciò che spera. Ma tutto ciò che in noi è sorgente di speranza (la giovinezza, l’amore, la poesia, la preghiera…) è impregnato di mistero, ogni bene (a eccezione di un certo moralismo meccanizzato che, al limite, è un male) è anche stupefazione, abbagliamento, liberazione, ogni attesa ha qualcosa di religioso. Il bene dell’uomo è dunque ciò che l’uomo attende e non prevede.

(Gustave Thibon, Ritorno al reale. Prime e seconde diagnosi in tema di fisiologia sociale, Effedieffe, Milano 1998, p. 271)

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