Bisogna esser liberi per visitare i prigionieri

crisimodernamoreLe passioni della carne e dell’«io» (e le false sublimazioni che ne sono la proiezione contraffatta) rimangono sempre soggette a ciò che gli indù chiamano «smarrimento del contrari». Ad esempio, una donna di cattiva vita che convertendosi diviene chiusa e impenetrabile alle cose della carne, non è salita verso lo spirito: il processo della sua conversione assomiglia al cammino di un viaggiatore che passa da un versante all’altro della montagna senza cambiare di livello. […] Così le false sublimazioni sono sempre unite a rancore e mal animo verso le realtà carnali; siccome la sessualità non è stata superata, ma solamente deviata, si oppone con tutti i mezzi a chi potrebbe toglierle la maschera; reagisce con una virtù chiusa ed aggressiva, fatta della stessa stoffa del peccato relativo, che non è mai stato superato dall’anima e verso il quale si sente ancora segretamente inclinata. […] In questo caso la virtù caccia esattamente sul medesimo terreno e con le stesse armi della passione. Il santo invece, siccome è perfettamente libero dalla carne e dal peccato, si abbassa con maggior compassione di tutti su quella carne e su quel peccato di cui altre volte ha portato le catene. Bisogna esser liberi per visitare i prigionieri.

(Gustave Thibon, Crisi moderna dell’amore, Marietti, Torino 1957, pp. 103-104).

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