Personalismo

diagnosidi Gustave Thibon

(Da Diagnosi. Saggio di fisiologia sociale, tr. it. di Italo De Giorgi, Volpe, Roma 1973, pp. 123-125)

Non più tradizioni, non più quadri! Soltanto persone! La persona è oggi la base di tutto. Si sposa, per esempio, la persona di propria scelta, senza tenerne minimamente conto dell’ambiente o della posizione; un regime politico si incarna in un uomo e muore con lui, ecc. Tutto ciò conduce lontano: alla fine di tutte le grandi continuità sociali, all’instabilità universale. La persona umana non è un assoluto. Un tempo si amavano gli uomini attraverso le istituzioni: il matrimonio, nell’anima di una sposa del gran secolo, aveva maggior peso della persona di suo marito; si tollerava il re per rispetto alla monarchia, ecc.. Adesso si sopportano le istituzioni solo attraverso una persona idolatrata; si considerano i quadri come cose astratte e morte. Ma non lo sono sempre stati: lo sono diventati a misura che si accresceva il culto della persona. Impersonale non è necessariamente sinonimo di astratto e morto; anche ciò che non è una persona può essere altrettanto concreto e vivo. E i quadri che sostengono, difendono e superano le persone possono anch’essi essere amati con calore! E poi, dietro a questi quadri, a garantire e vivificare tutto, c’è la persona di Dio – la sola che si possa adorare senza pericolo…
La tendenza di certi « personalisti » moderni, che vorrebbero rigettare come puramente artificiale e decorativo tutto ciò che non è personale, mi lascia assai perplesso. Immolare le persone ai quadri (ed è questo il pericolo di tutti i climi forti e classici) non è un bene, ma immolare i quadri alle persone direi che è anche peggio: da una parte si sterilizza, dall’altra si fa imputridire. Ancora qualche progresso di una tale religione della persona, e non avremo più « buone famiglie », patria, spirito di corpo o di casta – non avremo più radici nel tempo e nello spazio. Cerchiamo di non spingerci troppo oltre nelle nostre rivendicazioni in favore della persona umana: essa è relativa, effimera, illusoria e spesso ricolma dell’impersonale più vano. Io credo soltanto a un personalismo: quello divino!
L’esagerata supremazia della persona porta con sè un altro pericolo capitale. Ecco dei realisti che amano la monarchia solo attraverso il volto di un principe che li ha sedotti, dei cattolici che legano la fede nell’autorità pontificia a una specie di culto infantile della persona del Papa, degli interi popoli interi esaltati dall’infatuazione per un dittatore… Le cose più universali sono divenute « questioni personali », « affari privati ». Si hanno occhi e cuore soltanto per gli individui. Essi da soli reggono l’intero peso delle istituzioni. Queste si costruiscono e crollano con loro. Un tale stupido personalismo è una delle cause delle catastrofi rivoluzionarie dei tempi moderni: a misura che il popolo si abitua a confondere la persona dei grandi con il principio eterno che essi rappresentano, il suo rancore nei loro confronti tende a trasformarsi in volontà di distruzione universale. Il passato sapeva distinguere le istituzioni dalle persone: si poteva disprezzare un re o un papa (il Medioevo non se n’è astenuto!) senza mettere per nulla in discussione il principio della monarchia o del papato (1). Si sapeva che un’istituzione sana – una istituzione venuta da Dio – restava feconda anche attraverso il più imperfetto degli uomini. I capi politici e religiosi erano allora degli anelli di congiunzione tra Dio e gli uomini: si attribuiva più importanza a ciò che essi trasmettevano che non  a ciò che erano. L’altare sosteneva il prete, il trono il re. Oggi si chiede al re di portare il trono, al prete di sostenere l’altare. Le istituzioni si giustificano agli occhi delle folle solo attraverso il genio o il magnetismo di qualche individuo. Questa esigenza porta con sè due rovinose conseguenze: impone agli sventurati « portatori » delle istituzioni un grado di tensione e di attività veramente inumano, e, correlativamente, lega la sorte delle istituzioni ai miserabili casi individuali. Meschino antropocentrismo che confonde il canale con la sorgente e che tende a fare della persona umana il supporto assoluto di ciò che, in realtà, si limita a passare attraverso l’uomo e si fonda su Dio solo…

(1) Le invettive di una Caterina da Siena contro il clero della sua epoca non sarebbero più tollerabili oggi: comprometterebbero nelle anime la fede nella Chiesa. Per quanto difficile possa sembrare, la cura delle istituzioni impone oggi di aver riguardo per le persone e il soffocamento degli scandali.

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