Vanitas vanitatum

desertoVanità. Frutto dell’accoppiamento del niente e dell’orgoglio. L’etimologia della parola (vuoto) e il suo significato (orgoglio) recano testimonianza di questa duplice origine. La vanità è l’orgoglio del vuoto. Del resto la sua genesi è facile da chiarire: l’orgoglio, innestandosi sul vuoto, non trova di che nutrirsi in questo vuoto. Cerca allora un alimento esteriore: nell’opinione altrui, nella superiorità sociale, negli onori, ecc. Chiamiamo vanità precisamente questa dislocazione dell’orgoglio che migra, famelico e mendico, dal deserto dell’essere verso il miraggio dell’avere.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 67)

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Una risposta a “Vanitas vanitatum

  1. “Il settimo combattimento è quello diretto contro lo spirito della cenodossia: noi possiamo chiamarlo “gloria vana” o anche “vuota”. E’ un nemico dagli aspetti molteplici, variabile e sottile al punto che solamente da occhi assai perspicaci a stento può essere, non dico eluso, ma perfino pervenuto e preveduto. E in realtà questo male non assale soltanto, come avviene per gli altri vizi, nel campo dei sensi, ma anche l’anima […] Questo spirito risulta tanto più rovinoso nei suoi attacchi quanto più riesce difficile a individuarlo e a evitarlo. […] Questo vizio […] proprio quando è stato respinto come da uno scudo di resistenza nel suo tentatvio di indurre l’anima all’attrazione della carne, nuovamente, con certa quale molteplice malizia, cambiata la forma e mutata l’apparenza, sotto il colore della virtù ritenta di trafiggere e uccidere il suo stesso vincitore […] questo vizio […] è proteiforme e ha molte e varie facce, e attacca da ogni parte e su ogni fronte il suo obiettivo […] Con certo buon umore i padri hanno paragonato la natura di questo male con la natura della cipolla e di altri bulbi: anche a toglierne una foglia, subito ne appare un’altra al di sotto, e tante ne appaiono ricoperte, quante ne vengono tolte di sopra.” (Giovanni Cassiano, Le istituzioni cenobitiche, libro XI; Bresseo di Teolo, Edizioni Scritti Monastici, 2007 (1° ed. 1989), pp. 278-280).

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