Il vampiro anemico

equilibre-et-harmoniedi Gustave Thibon

L’evoluzione del linguaggio comune è gravida di insegnamenti preziosi. Noto che l’espressione frode fiscale, che designa il delitto attraverso il quale il cittadino cerca di sottrarsi alle grinfie del fisco, sempre più viene sostituita dal termine evasione fiscale.

Che cosa vuol dire? Frodare è mancare a un dovere, significa abusare della fiducia o dell’incompetenza di qualcuno.

Evadere è l’atto del prigioniero che abbandona clandestinamente il proprio luogo di detenzione.

Questo significa che i rapporti tra il contribuente e il fisco tendono a rassomigliare a quelli di un detenuto col proprio carceriere. Abbiamo la franchezza di confessarlo: quale uomo, di fronte all’ingordigia del fisco, non si sente in stato di legittima difesa? E non solamente per riguardo del proprio interesse personale, ma a causa della disonestà stessa del sistema.

Punto primo. L’imposta attuale è ingiusta. Colpisce principalmente la massa dei salariati e i proprietari delle imprese sane, vale a dire il capitale e il lavoro produttivo. E poi, a causa dell’inverosimile complessità dei meccanismi e delle difficoltà di controllo che ne derivano, offre mille scappatoie agli elementi marginali e parassitari dell’economia (trafficanti, speculatori, imprese deficitarie ecc.) che sono sufficientemente abili per passare attraverso le maglie o, meglio ancora, per trarre vantaggio dalle pecche del sistema. Di modo che, al limite, gli individui sono penalizzati in funzione dei loro servigi e ricompensati secondo la propria disonestà o la loro incapacità.

Punto secondo. L’imposta eccessiva e mal ripartita tende a divenire inefficace. Innanzi tutto perché la riscossione e la redistribuzione comportano costi enormi e un vertiginoso dispendio di energie; poi perché ogni offensiva del fisco suscita presso le sue vittime nuovi riflessi di autodifesa, l’ingiustizia richiamando la frode in una catena senza fine. Prendiamo ad esempio un’imposta particolarmente iniqua e vessatoria: quella che colpisce l’eredità. Gli individui presi di mira reagiscono attraverso la stima al ribasso dei lasciti oppure con delle disposizioni ante mortem che annullano in anticipo l’effetto delle leggi. È uno dei più tristi spettacoli della nostra epoca: vedere i singoli e lo Stato rivaleggiare in immoralità.

E tutto questo perché lo Stato si vuole provvidenza universale e non può divenirlo se non trasformandosi in vampiro. È normale, in queste condizioni, che ciascuno cerchi di evitare le ventose del vampiro per abbeverarsi alle mammelle della provvidenza. Ciò dà luogo a un incrociarsi di interessi contrastanti che falsa il gioco naturale dell’economia…

Il solo rimedio consiste nel ridurre e semplificare l’imposta. Si potrebbe fare senza difficoltà riportando lo Stato al suo vero ruolo: quello di legislatore, giudice e arbitro. Il sovrappiù di prosperità che conseguirebbe a una simile liberazione del mercato permetterebbe agli individui o agli organismi privati di assumersi i compiti oggi usurpati dallo Stato, e così male assolti.

Il compito dell’imprenditore: una esperienza già fin troppo lunga non ci lascia più alcuna illusione sul malfunzionamento dei monopoli di Stato.

Il compito dell’assicuratore: il deficit cronico della previdenza sociale, la lentezza e la cattiva qualità dei servizi, gli abusi incoraggiati dal clima di irresponsabilità e di anonimato che regna al suo interno costituiscono uno scandalo permanente. Qualsiasi forma di assicurazione privata opererebbe meglio e a un minor costo.

Così, tanto per la propria voracità nei confronti degli uni quanto per gli interventi disordinati in favore degli altri – individui o gruppi di pressione – lo Stato moderno disorganizza tutto quel che tocca. E i suoi servizi all’apparenza più gratuiti sono in realtà i più onerosi, poiché non può dare da un lato se non prendendo dall’altro e, visto il disordine e lo spreco che regnano all’interno del proprio circuito, se non prendendo più di quanto non dia. Come vampiro, assorbe troppo; come provvidenza, distribuisce male.

E poi, per colmo di assurdità, questo Stato ipertrofico si indebolisce nelle misura in cui si dilata. Questo vampiro è un vampiro anemico giacché le spese aumentano sempre più velocemente delle proprie risorse. Come certi bulimici, sta tanto più male quanto più divora.

Riportiamolo alle sue normali dimensioni e tutto andrà meglio per tutti gli elementi della collettività, a cominciare dagli individui e dai gruppi che potranno operare liberamente fino allo Stato stesso che, liberato dalle funzioni estranee alla propria sfera di competenza, potrà efficacemente consacrarsi al suo compito: assicurare l’ordine nella libertà.

(Articolo originale: Le vampire anémique, «Itinéraires», n. 174, giugno 1973; anche in L’équilibre et l’harmonie, Fayard, Paris 1976, pp. 226-228; traduzione redazionale)

© Copyright Henri de Lovinfosse, Waasmunster (Belgique)

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